Cordicom FVG

 


C O R D I C O M    N E W S

 

 

 

Spett.le Sig.

Presidente della IV° Commissione

permanente

 

UBERTO FORTUNA DROSSI

 

 

 

Udine, lì   2 marzo 2004           

 

OGGETTO :  Modifiche alla legge regionale 30/2002 in materia di energia.

                        rif. Vs. comunicazione del 18.02.04 - prot. n. 11/1369-04

 

 

Riscontriamo la Vostra comunicazione per presentare una memoria scritta sull'argomento oggetto dell'incontro odierno, come richiestoci.

 

La legge in oggetto manca di incisività essendo totalmente assente il principio dell'autonomia decisionale e di conduzione da parte di una regione a statuto speciale, quale gestore di un territorio che ha delle specificità che devono essere rispettate.

 

Il decreto legislativo n. 110 del 23 aprile 2002, citato nella norma in questione, recita :

 

"""

Art. 2  Funzioni e compiti riservati allo Stato in materia di energia

 

1.       Restano riservate allo Stato le funzioni e competenze concernenti:

 

a)      nonché l'adozione degli atti di indirizzo e coordinamento per una articolata programmazione energetica a  livello regionale nei limiti di cui al comma 2;

……

h)    la costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, salvo quelli che producono energia da fonti rinnovabili di energia e da rifiuti ai sensi del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, nonché le reti per il trasporto dell'energia elettrica con tensione superiore a 150 KV, il rilascio delle concessioni per l'esercizio delle attività elettriche di competenza statale, e le reti di interesse nazionale di oleodotti e gasdotti;

 

2.      Gli atti di cui al comma 1, lettere a) e m), vincolano la regione solo al conseguimento degli obiettivi o risultati in essi stabiliti. L'emanazione delle norme di organizzazione eventualmente occorrenti per l'attuazione degli atti predetti é riservata alla regione.

"""

La norma regionale in discussione è stata emanata in tempi successivi a quella nazionale, e non può che esprimersi entro le barriere imposte dalla legge nazionale.

 

A rendere ancora più labile la norma regionale in oggetto, è intervenuta una recente variazione approvata dal Consiglio Regionale che sopprime ogni possibile intervento da parte delle Istituzioni a stretto contatto con la popolazione ed  il territorio, che sono i Comuni e le  Province.

 

Tuttavia la specificità della Regione autorizza una molteplicità di interventi che permettono il recupero della sua autonomia decisionale, come ad esempio un accordo nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni, in analogia con azioni similari attuate da altre regioni italiane.

 

Senza un deciso ed incisivo intervento regionale i limiti imposti dal decreto legislativo nazionale, unito a quanto deciso di recente dal Consiglio Regionale, relegano gli organi locali (Regione, Province e Comuni) a meri spettatori di eventi decisi lontano dal nostro territorio.

 

Altro aspetto riguarda l'assoluta assenza di riferimenti al recupero, al potenziamento ed all'ammodernamento delle centrali e delle dorsali elettriche esistenti.

 

L'oggetto della norma in discussione ha come unico principio quello della costruzione ex-novo, senza minimamente curarsi di quanto già presente sul territorio, anzi, oltre all'impiego di una quantità di risorse notevolmente maggiori in caso di nuove realizzazioni,  viene trascurato l'aggravio sul paese, assente nell'ammodernamento di quanto già in essere.

 

Non viene fatto cenno all' inasprimento delle ricadute sull'ambiente e sulle persone ed al costo sociale che la comunità deve comunque accollarsi per la loro riduzione o soluzione.

 

Questo costo, stranamente, non viene mai associato e sommato a quello necessario alla costruzione, gestione e manutenzione delle centrali termoelettriche.  Bisogna tener presente che solo questo mancato collegamento permette di affermare, in modo specioso, che la produzione di energia da centrali termoelettriche è talmente conveniente da non permettere confronti con altri sistemi e obbliga, di fatto, ad accettare non solo la produzione ma anche l’aumento di gas serra.

 

La normativa deve farsi carico anche di questo aspetto proprio per l'essere l’espressione dell’Ente regionale.

 

Per le ulteriori considerazioni si rimanda agli allegati che fanno parte integrante della presente comunicazione.

 

Ringraziando sentitamente per l'attenzione, si porgono distinti saluti

 

per il CORDICOM  FVG

         Luciano Zorzenone

 
 

 

 

 


Allegati: n. 3

 

 

 

 

Allegato 1

 

Osservazioni in merito alla L.R. 30/2002

 

 

Inizialmente, ogni considerazione o valutazione non può ignorare il recente emendamento alla legge in oggetto presentato con caratteristica di "urgenza", approvato dal Consiglio regionale e per il quale esprimiamo la nostra totale avversità. 

 

Con tale intervento viene totalmente stravolto l'art. 13,  esautorando, di fatto, Province e Comuni interessati da ogni decisione e relegandoli a meri osservatori passivi di quanto potrà essere realizzato sul territorio di competenza.

 

Se è vero che la Regione deve "pensare e decidere a livello generale per il bene comune" è anche vero che questa definizione non deve essere utilizzata quale alibi per favorire interessi di parte (vedasi "emendamento urgente"), che inevitabilmente vanno a danno della qualità della vita e dell'ambiente della gente che vive in una determinata zona. 

 

Oltre a quanto detto, ci corre l'obbligo di rifarci alle osservazioni richiesteci e già formulate con nostra del 6 ottobre 2003 indirizzata all'Ufficio di Piano (arch. Pietro Giust) e, per conoscenza, al Presidente Riccardo Illy ed al vice presidente Gianfranco Moretton.

 

In tale comunicazione sono stati rimarcati alcuni punti da noi ritenuti carenti e/o assenti, che ripetiamo:

 

A)   la sovranità della Regione a statuto speciale nella gestione del territorio e delle risorse.

La Regione NON DEVE ACCETTARE che per impianti fino a 300 Mw le decisioni possono essere prese in loco, mentre per quelli di dimensioni maggiori, che hanno inevitabilmente un pesantissimo impatto ambientale, sia l’Ente governativo nazionale a decidere.

 

E' un trattamento da vigilato speciale e non da statuto speciale .

 

E' la Regione che deve riappropriarsi del SUO statuto, della gestione del SUO territorio ed occuparsi in maniera ferma e decisa della salute della SUA gente, stabilendo parametri che siano rispettosi della qualità della vita e dell'ambiente.

Non bisogna sottovalutare questi ultimi due termini, perché la gente non tollera più che il Friuli-Venezia Giulia venga considerato "terra di conquista" da parte di personaggi che scelgono questo luogo per i loro investimenti  proprio perché in questa Regione NON sono stati predisposti piani a respiro regionale, né regolamenti che attuino il principio della salvaguardia della qualità della vita e dell'ambiente.

E' pur vero che qualche piano esiste, ma quei pochi in essere sono talmente generici che hanno permesso e continuano a permettere a questa gente di agire indisturbati con un potere discrezionale privo di seri controlli.

 

B)   il blocco TOTALE delle concessioni in attesa dell' approvazione concordata del P.E.R.

Il Piano Energetico Regionale non potrà prescindere da una seria programmazione regionale globale che tenga conto della specificità locale, delle esigenze nel medio termine e del contesto delle offerte delle zone limitrofe al nostro territorio in materia energetica.

 

C)      il tetto massimo di energia che la regione è tenuta a fornire.

Questo deve essere concordato e stabilito con forza e decisione con lo Stato nelle varie situazioni di incontro, come ad esempio nella Conferenza Stato-Regioni , in analogia con quanto già concordato da altre regioni che, per inciso, NON sono a statuto speciale.

 

Altri due elementi importanti devono essere trattati:

-          stabilire precisi parametri ambientali che devono essere rispettati anche dalle centrali già esistenti, in particolare da quelle altamente inquinanti come ad esempio quelle a carbone;

-          l'assoluto impegno da parte dei gestori delle centrali a rispettare le quantità di energia che si erano impegnati a produrre quando sono state concesse le autorizzazioni.

 

D)   la incentivazione della realizzazione degli impianti alternativi

Gli accordi internazionali prevedono non solo la diminuzione delle emissioni inquinanti e di quelle imputate di provocare un aumento dell'effetto serra, ma prevedono anche l'incentivazione e lo sviluppo della generazione di energia da impianti alternativi che in Regione possono essere facilmente realizzati.

Di solito questi impianti non vengono presi in considerazione perché vengono considerati troppo costosi. Questo modo di ragionare però non è reale perché nel confronto con le centrali termoelettriche non si tiene mai conto del danno ambientale (aumento di temperatura dell’ aria e dell’ acqua, aumento del gas serra ecc.) e sociale (malattie sociali, condizioni peggiorative di vita ecc.).

Il danno ambientale però ha un costo che, di solito, viene fatto ricadere su altri enti regionali (ambiente, sanità ecc.) e per questo motivo non viene considerato in relazione diretta con la legge energetica.

E’ evidente però che un simile sistema non può essere considerato accettabile e va rivisto alla luce della programmazione politica dell’ energia regionale.

Ci riferiamo a tutta una serie di apparecchiature, solo per citare un esempio in ambito domestico quelli fotovoltaici, che se applicati su larga scala permettono di liberare una massa enorme di energia a favore delle attività produttive e quindi non pesare sull'economia generale.

Di questo se ne parla inutilmente da decenni.

La Regione, in verità, ha predisposto delle risorse, ma queste risultano essere una goccia rispetto alle necessità proprio per la mancanza di una visione globale del problema: un problema molto serio che viene trattato con superficialità, forse con fastidio, proprio perché non viene considerato un problema.

 

 

 

 

Allegato 2

 

 

Modifiche alla L.R. 30/2002 in materia di energia: quale possibile evoluzione?

Relazione per l’audizione del 02.03.2004

alla IV° Commissione Permanente della Regione Friuli-Venezia Giulia

 

A nome dei cittadini organizzati in Comitati, ringrazio il Presidente e i Consiglieri Regionali della IV° Commissione per l’opportunità che oggi ci viene offerta.

Un ringraziamento particolare va ai Consiglieri Follegot e Ciriani che materialmente hanno favorito questa audizione.

E’ risaputo che da ben sei anni i Comitati sottopongono, a chi ha facoltà di decisione, molte delle questioni legate alla vicenda dell’elettrodotto che interessa alcuni comuni del Veneto, della Bassa Pordenonese e, molto probabilmente, anche della provincia di Udine.

Quanto sino ad ora prodotto su queste tematiche risulta materialmente impossibile da comunicare oggi alla Commissione brevemente, pertanto siamo costretti ad esporre la questione per punti, fortemente sintetizzati e semplificati.

E’ ovvio comunque che ulteriori specificazioni si possono dedurre da tutti i documenti prodotti, a cui si rimanda, che sono strettamente collegati alle problematiche trattate.

 

Per semplicità di esposizione la relazione viene suddivisa in tre parti:

 

a)    la prima è legata ad alcuni dati oggettivi che stanno alla base della nostra trattazione e che pertanto sono di supporto ai nostri convincimenti;

b)   la seconda è strettamente legata al progetto specifico di elettrodotto Cordignano-Sesto al Reghena;

c)    nella terza riportiamo le nostre conclusioni e ciò che ci si aspetterebbe dalla Regione.

 

Con riferimento alla prima parte della relazione citiamo alcuni dati.

 

1° dato.

In Italia abbiamo una potenza installata di 76.000 MW, mentre il picco storico di consumo è stato di 52.839 MW (la potenza disponibile è di 54.700 MW).

Questo evidenzia che il problema di black-out si presenta in area di picco, cosa che, come ben sappiamo, si verifica poche volte all’anno, mentre in tutti gli altri giorni la punta di domanda risulta anche molto inferiore rispetto al picco.

Se ne deduce che basterebbero pochi interventi ed azioni mirate per risolvere il problema.

 

2° dato.

Dei circa 55.000 MW disponibili, 48.700 sono prodotti in Italia e 6.300 sono importati dall’estero. Di questa importazione una parte grava già sul territorio friulano, il quale svolge così un ruolo di ponte verso le altre regioni italiane, cedendo cioè energia.

 

Più in dettaglio, i consumi di energia elettrica per uso domestico sono in continua crescita, tuttavia è altrettanto vero che ci sono segnali di diminuzione in termini di consumo: infatti abbiamo Trieste con un calo del 4%, Bolzano e Cremona del 3%, ecc.; inoltre in Italia il consumo per abitante mediamente si aggira sui 1.066 KWh/abitante anno, con oscillazioni che variano dai 779 KWh/abitante di Potenza, ai 1.200 KWh/abitante di Trieste e ai 1.545 KWh/abitante di Aosta; variazioni che dovrebbero far riflettere per porre in essere eventuali interventi, anche legislativi, atti a far diminuire i consumi in quelle zone, come la nostra, dove sono troppo alti rispetto alla media.

A tali dati, legati all’uso domestico dell’energia elettrica, e ai possibili risparmi energetici colleghiamo il ragionamento riguardante la classe di efficienza energetica.

Secondo studi italiani, i frigoriferi di classe A, rispetto a quelli di classe C, permettono un risparmio di circa 35 Euro all’anno che, tradotti in KW/h sono circa 264.

Inoltre, ipotizzando pari a 100 il consumo di energia per produrre il frigorifero, farlo funzionare e riciclare, la fase funzionale assorbe circa l’80%, se poi si considera che il consumo domestico di energia elettrica corrisponde in Europa al 30% del consumo globale e che di questa quota il 50% è assorbito dagli elettrodomestici, risulta evidente che queste apparecchiature, con la loro quota di consumo pari al 15% del consumo totale, incidono di molto nel bilancio energetico.

Considerato che in Italia ci sono circa 21.000.000 di pezzi per lo più vecchi, è evidente che investimenti atti a favorire scelte verso le categorie di classe A, porterebbero a sensibili risparmi, senza considerare la conseguente incentivazione all’alta tecnologia, che favorirebbe inoltre quelle aziende rivolte alla produzione nel rispetto ambientale.

In sintesi possiamo affermare che, utilizzando lampade ad alta efficienza ed elettrodomestici di classe “A”, si consumerebbe 1/6 dell’energia elettrica oggi impiegata; risultati migliori si possono ottenere inoltre con prodotti aventi il simbolo “Plus”.

In campo edilizio, mettendo solo per es. a confronto due tipi di ascensori, realizzati con sistemi tecnologici diversi, ovvero l’oleodinamico e l’elettrico (Acf), ipotizzando 100.000 corse all’anno, 7 fermate e 6 persone a pieno carico, si può ragionevolmente dire che il primo consuma 35.000 Kwh e il secondo 15.000 KWh. In Italia abbiamo circa 750.000 ascensori, quindi si possono rapidamente fare i conti.

Utilizzando in un fabbricato solamente vetrocamera con isolamento termico potenziato si contribuisce a ridurre i consumi energetici per il riscaldamento e per il raffreddamento rispetto ai vetri semplici. Infatti, confrontando l’uso di 1 mq. dei due diversi tipi di vetro, per un periodo di 30 anni, il vetro semplice comporta un consumo di energia di circa 9.250 KWh, mentre il vetro a bassa emissione offre un contributo positivo di circa 800 KWh. Se a questo aggiungiamo che il livello di illuminazione sarebbe ottimale, ben altre poche cose si possono aggiungere; non richiediamo i risultati conseguiti nella biblioteca dell’università di Coventry, il Queens Building, che ha risolto il sistema di raffrescamento estivo con la sola energia dell’aria esterna, attraverso un complesso sistema di camini e di torrii del vento, però evidenziamo che opportuni accorgimenti progettuali portano a dei buoni risultati sul piano del risparmio.

Se a quanto sino ad ora detto sui consumi e sui possibili risparmi aggiungiamo anche dati riguardanti i fattori della produzione di energia, arriviamo a dimostrare che, perseguendo con tenacia tali obiettivi, potremmo risolvere con eccellenza la questione energetica in Italia.

Infatti all’inizio del ventesimo secolo le prime centrali termoelettriche avevano un rendimento del 3% : da cento unità di energia chimica sotto forma di combustibili fossili si ricavavano 3 unità di energia elettrica; da tempo il rendimento della cogenerazione di energia elettrica e termica è del 96%. Insieme all’efficienza degli usi finali, ciò evidenzia che risultati ottimali si potrebbero conseguire con l’installazione anche di piccoli impianti di cogenerazione.

Ricordiamo che le 130 centrali, oggetto di richiesta in Italia, sono a ciclo combinato, alimentate a gas con rendimento del 55-60%, contro l’attuale 38% delle esistenti centrali Enel.

Se queste nuove centrali oggetto di richiesta di installazione sono in gran parte di nuova costruzione e non in sostituzione delle esistenti, si andrebbe ad aggravare ulteriormente una situazione ambientale già fortemente critica.

Queste 130 centrali subiscono fortissime opposizioni, perché gli enti locali non hanno potere decisionale sulla loro ubicazione. Dobbiamo rilevare che l’ultima modifica alla Legge Regionale n.30 ha prodotto una situazione analoga per gli elettrodotti: si è tolto potere agli enti locali. Rileviamo pertanto una contraddizione decisionale di fondo delle le forze politiche al governo della nostra regione, rispetto a quanto manifestato dalle stesse quando sono all’opposizione oppure al governo centrale.

In questo contesto della produzione per l’abbattimento di fattori inquinanti, riserviamo alcune note al fotovoltaico: non a caso, il premio che attribuisce la PIRAMIDE D’ORO dell’innovazione all’interno del concorso BATIMAT 2003 è stato proprio assegnato alla tegola fotovoltaica (lastre da 0,5 mq. che producono una potenza elettrica di 50 Wp). Negli Stati Uniti è anche in atto un progetto che mira alla produzione di energia fotovoltaica a 5,5 centesimi di dollaro per KWh nell’anno 2010 e a 4,5 centesimi sempre di dollaro nel 2020 utilizzando delle celle di silicio amorfe.

L’uso di impianti fotovoltaici anche in ambito pubblico tipo gallerie urbane, barriere antirumore, parcheggi, pensiline ecc., contribuirebbe notevolmente al rispetto della qualità della vita.

Per esempio citiamo, tra i molti, il caso della stazione di interscambio di Notarbartolo di Palermo, dove un sistema di pensiline fotovoltaiche di 24 KW di picco, impiega una parte dell’energia prodotta anche per le auto elettriche.

Ricordiamo che 1 kWp di fotovoltaico, nelle migliori condizioni di insolazione, produce circa 1800 kWh all’anno, riducendo la CO2 di 1.260 Kg.

Se unitamente al fotovoltaico ragioniamo con i sistemi di cogenerazione ad alta efficienza per limitati insediamenti, altri importanti risultati si possono ottenere. Citiamo anche qui un esempio-tipo di un complesso di 3.000 edifici residenziali inglesi, dove un sistema di teleriscaldamento, basato su una centrale di cogenerazione alimentata a gas naturale (che produce anche l’energia elettrica per tutto l’abitato), riduce del 65% l’emissione in atmosfera di CO2, senza ovviamente considerare le reti di trasporto pertanto non necessarie.

Riteniamo in sintesi di aver acquisito la dimostrazione che sprechi, inefficienze, usi impropri, costituiscono dei veri e propri giacimenti di energia e tutto ciò senza minimamente esserci addentrati nel campo dell’industria a cui dobbiamo più del 50% del consumo di energia elettrica.

 

Nella seconda parte della presente relazione si fa riferimento esclusivamente al progetto Cordignano-Sesto al Reghena, vicenda che risale ancora al 1998, quando in Consiglio Comunale di Pasiano di Pordenone, presieduto dal Sindaco Santin, attuale Consigliere Regionale della Margherita, all’ordine del giorno venne posta l’approvazione della variante urbanistica che avrebbe permesso la realizzazione di una cabina primaria su di un lotto di 130.000 mq.

L’ordine del giorno fu ritirato a seguito delle rimostranze, in gran parte sostenute, dal Consigliere di opposizione Lorenzo Battiston.

Tra i fattori sollevati allora, si ricorda che la Variante non era nemmeno stata sottoposta al parere della Commissione Urbanistica Comunale e che, se detta Variante fosse stata approvata, avrebbe sicuramente condizionato sia il tracciato del relativo elettrodotto sia qualsiasi forma di opposizione all’opera.

Infatti dalla relazione Enel di allora si estrae “.......il tutto è inserito in un programma più vasto di pianificazione strategica della rete da 132 kV che prevede l’inserimento della C.P. di Prata-Pasiano-Sesto al Reghena-Rivignano e Latisana, in un’asta interfacciata ai due capi della stazione a 380 kV di Cordignano (Tv) e San Giorgio di Nogaro (Ud)”.

Quindi ribadiamo che la variante urbanistica di Pasiano, se approvata, avrebbe sicuramente compromesso una buona porzione del territorio del Friuli Venezia-Giulia e qualsiasi scelta di programmazione che i Comuni interessati avessero voluto compiere successivamente.

I Comuni interessati li possiamo dedurre da una piccola planimetria allegata alla relazione: Cordignano, Brugnera, Prata, Pasiano, Azzano Decimo, Pravisdomini, Chions, Sesto al Reghena, Cordovado, Morsano, Varmo, Rivignano-Ronchis e Latisana (non siamo riusciti inoltre a capire allora cosa potesse accadere fino a San Giorgio di Nogaro).

Ora, tralasciando le vicende, anche inquietanti, avvenute dal 1998 nel Comune di Pasiano di Pordenone, arriviamo, osiamo dire per fortuna, alla fine del 2001, quando il progetto Enel di costruzione della linea elettrica aerea da 132 kV viene depositato in Regione per l’esame ai sensi della L.R. n.43/1990.

Con il nuovo interlocutore decisionale i Comitati e alcuni cittadini associati hanno iniziato un’intensa attività di confronto che, nella fase iniziale, si è manifestata con il riconoscimento di essere pubblico interessato, quindi partecipe all’opera proposta.

La strada scelta, per gran parte del pubblico interessato, è stata quella di presentare osservazioni ai sensi dell’art. 16 della L.R. n.43/1990.

Come è ben noto, tale atteggiamento assunto richiedeva da parte nostra un contributo in termini di conoscenze e di proposte assai più onerose rispetto ad altre strade percorribili, quali istanze e pareri.

Inoltre l’osservazione è stata presentata seguendo quanto espresso al punto 2 dell’art. 16 ed, in particolare, sviluppando quanto previsto alla lettera b, cioè contestando la validità della metodologia di previsione o di analisi, proponendo una metodologia alternativa da adottarsi con la relativa giustificazione.

Per una più approfondita conoscenza della pratica, si rimanda agli atti depositati il 12/02/2002 presso il Servizio per la valutazione di impatto ambientale.

Possiamo semplificare il tutto dicendo che, secondo noi, è prima importante conoscere la costruzione del territorio nella sua complessità e poi individuare quali opere effettuare, nell’ottica di poter intervenire sul territorio con il miglior progetto possibile.

Questo, unitamente ad altri dati tecnici forniti, di indubbia validità, costituisce un insieme a cui deve essere data una risposta, proprio per rispettare l’art. 16 e lo spirito della legge che stabilisce, tra le altre cose, che “interessi” contrapposti trovino il giusto bilanciamento.

Nella seconda fase di confronto con l’Amministrazione Regionale, supportati dai dati emersi, venne stabilito che fosse opportuno dare più poteri agli enti locali e ciò approvando la Legge 30, per passare poi al Piano Energetico Regionale ed infine all’esame delle varie richieste di progetti.

Tutto ciò per avere una reale programmazione degli interventi, senza incorrere nel pericolo di sovraccaricare il nostro sistema prossimo-naturale, dimostrando pertanto attenzione allo stesso e imponendo un atteggiamento culturale considerato innovativo.

 

Crediamo di aver ampiamente dimostrato che:

-      risulta determinante l’efficienza energetica, congiuntamente alla realizzazione di piccoli impianti a cogenerazione per abbattere gli inquinanti;

-      è importante confrontarsi con soluzioni adottate da altri Paesi, dove importanti obiettivi sono stati raggiunti, sia in termini di risparmio che di emissioni in atmosfera;

-      sia necessario considerare la reale situazione, sia in termini di inquinamento dell’ambiente che di quantità di territorio sacrificata per strutture energetiche (si rileva che la Pianura Padana è tra le aree più inquinate al mondo, insieme ad alcune parti della Cina, e che il numero di elettrodotti in Italia ha il primato per occupazione di suolo);

-      esiste una contraddizione decisionale di fondo delle le forze politiche al governo della nostra regione, rispetto a quanto manifestato dalle stesse quando sono all’opposizione o al governo centrale: le politiche energetiche richieste non sono congruenti con le politiche attuate.

 

Ci aspettiamo che:

-        venga riproposto l’art. di legge attraverso cui gli enti locali potevano, tra l’altro, esprimersi con la stipula di accordi di programma anche per le linee elettriche inferiori ai 150 kV;

-        si lavori fermamente contro gli sprechi, le inefficineze, gli usi impropri;

-        vengano adottate politiche fiscali atte a penalizzare i consumi e a beneficiare il risparmio;

-        si consideri l’innovazione tecnologica e scientifica come fenomeno emergente e che pertanto la stessa venga favorita;

-        la micro-cogenerazione trovi supporti legislativi e finanziari;

-        l’autorità preposta all’acquisto dell’energia elettrica prodotta dal fotovoltaico rimborsi il produttore ad un costo maggiorato rispetto al KW prodotto convenzionalmente;

-        si attivino interventi per sanare l’esistente, sia per quanto riguarda gli elettrodotti che per la produzione di energia elettrica;

-        le osservazioni presentate dai Cittadini Associati e dai Comitati per l’elettrodotto Cordignano-Sesto al Reghena trovino risposta;

-        i progetti presentati per la richiesta di installare nuovi impianti energetici siano supportati da dimostrazioni cartografico-scientifiche atte a garantire che ciscun progetto sia il migliore possibile;

-        le raccomandazioni espresse dal sapere scientifico vengano riconosciute ed applicate;

-        si promuova con forza, attraverso opportuni studi a scala geografico-territoriale e relativa pianificazione cartografica, una politica di gestione territoriale non frammentaria, ma tout-court e scientificamente condivisibile, basata essenzialmente sulla conoscenza approfondita della struttura del nostro territorio.

 

Il Portavoce dei Comitati di Chions, Brugnera e Pasiano di Pn (Pn)   Lorenzo Battiston

Il Presidente del Comitato di Chions (Pn)                                             Flavia Conforto

Il Presidente del Comitato di Brugnera (Pn)                                         Franco Segatto

Trieste, 2 marzo 2004

 

 

 

Allegato 3

 

Gorizia, 2 marzo 2004

 

OGGETTO:    Modifiche alla Legge Regionale n° 30/2002 in materia di energia.

 

Come da Vs. richiesta, cogliendo l’invito all’incontro in data odierna, presentiamo un elaborato scritto volto a riconsiderare il tema di energia.

 

In riferimento alla Legge in oggetto, nella fattispecie dell’articolo n° 13, ci si trova inequivocabilmente in un’organica normativa regionale dotata di strumenti legislativi precari e vulnerabili.

L’appiattimento delle Istituzioni locali sui progetti e iniziative dei privati sfugge ad ogni puntuale logica di “ pianificazione territoriale energetica “ evidenziando, piuttosto, la logica aziendale atta alla ricerca del massimo profitto.

Attraverso l’inadeguatezza del cittadino italiano ed il poco protagonismo nei processi decisionali da parte dell’ente politico locale, il settore energetico, negli ultimi tempi è divenuto emblematico sfavorendo la crescita della società civile ignorandone la sua voce.

L’incapacità di un “ coordinamento globale per una strategia comune “ tra istituzioni locali e nazionali ha favorito confini politici ed amministrativi rallentando, purtroppo, le “ più idonee “  soluzioni tecniche in tematica energetica ed amplificandone i problemi ambientali ad essa connessa: esempio eccellente ne è la Legge 55/2002.

Grazie alla drastica semplificazione della normativa introdotta dalla cosiddetta “Legge sblocca centrali” e alla attuale liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica supportata dal ritardo delle Istituzioni regionali, si è incentivata l’esorbitante richiesta di costruzione di nuove centrali termoelettriche e a turbogas.

 

In attesa dell’approvazione sul Piano Energetico Regionale, la Regione può elaborare delle linee guida, si auspicano determinanti, che individuino un’intelligente politica energetica regionale che racchiuda in sé le molteplici considerazioni sull’impatto ambientale portato ad uno stadio avanzato in cui la necessità di costruire nuove centrali a fonti tradizionali sarà valutata con attenzione, stabilendo la dismissione degli impianti maggiormente obsoleti e inquinanti favorendone , invece, quelli più compatibili con l’ecosistema naturale.

 

Con la Presente, intendiamo evidenziare che non sempre l’innovazione tecnologica strutturale di nuove centrali può collimare col concetto di “alternativo salubre e pulito”; basti considerare le centrali a turbogas: altamente inquinanti e dannose per l’uomo grazie alla loro produzione annua di centinaia di tonnellate di polveri fini ed ultrafini (responsabili di patologie tumorali ed invasione di organi quali fegato e vescica). La costruzione di nuove centrali a ciclo combinato non può essere disgiunta da severe misure cautelative che non possono sicuramente limitarsi alla normativa in vigore sulla stima del articolato ultragrossolano emesso direttamente dal camino primario (stima idonea  per polveri da impianti a olio combustibile o carbone).

 

Non di meno ne sono le centrali termoelettriche con l’utilizzo del metano: seppure rappresentativo di un’alternativa  di concetto “meno sporco” rispetto agli altri combustibili fossili, in particolar modo se in abbinamento a ciclo combinato oppure di cogenerazione rispetto al ciclo al vapore di cui ne eleva il rendimento del ben 30 %, ma comunque a forte impatto ambientale. Valori elevati di ossidi di azoto (responsabili dell’insorgenza di malattie dell’apparato respiratorio) e tonnellate annue di ossido di carbonio (tossico perché impedisce il trasporto dell’ossigeno alla respirazione) valori consistenti di anidride carbonica (vanificando ogni tentativo efficace di contrastare gli incombenti cambiamenti climatici) con l’aggiunta della presenza degli ossidi di azoto sotto la radiazione solare contribuiscono alla formazione dell’ozono (a livello terra crea danni sull’uomo e su altre forme vitali).  Un altro tipo d’emissione poco considerata, che comporta questa tipologia di centrale, è l’aerosol di vapore acqueo ( aumento di frequenza d’inversione termica). Questo tipo di centrale prevede come sistema di raffreddamento l’acqua stimata per elevati prelievi (sconvolgendo l’ecosistema locale da produzione di calore), ed un elevato impatto acustico da macchine.

 

La nuova tecnologia sul ciclo combinato, in grado di fornire energia a costi ridotto, non deve portare ad una politica di scoraggiamento negli investimenti sul risparmio, sulle fonti energetiche rinnovabili ma soprattutto nell’efficienza energetica intesa come riduzione degli sprechi, utilizzando al meglio tutte le risorse , ottimizzando l’inserimento dei nuovi impianti nel proprio ambito territoriale.

 

Quindi per ridurre il deficit produttivo non si deve basarsi esclusivamente nella realizzazione di nuovi impianti di centrali ma si deve rivolgere la propria attenzione nel miglioramento dell’efficienza  delle centrali esistenti rispettando gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra.

 

Ed è in quest’ottica che le centrali termoelettriche a carbone/olio combustibile denso, già esistenti, vanno migliorate in termini di efficienza con le opportune migliorie tecnologiche: ad esempio nella captazione delle ceneri (del carbone) con elettrofiltri si può aggiungere in abbinamento alcuni desolforatori per l’abbattimento della SO2 nell’atmosfera.

 

L’innovazione deve riguardare, pure, il trasporto energetico consentendo soluzioni tecniche eterogenee:

 

1        cavi aerei con guaine in grado di ridurre il campo elettrico/magnetico

2        cavi interrati riducendo il campo magnetico, oltre a quello paesaggistico, allungandone la vita media in assenza di manutenzione

3        linee compatte con l’uso di mensole isolanti con riduzione del campo magnetico

4        fasce di rispetto in fase di progettazione che garantiscano all’individuo esposizioni trascurabili da campo elettrico/magnetico

 

Nella scelta strategica di una politica energetica regionale basata sull’efficienza e sulla razionalizzazione dei consumi, in cui la complessità dell’intervento dei risanamenti richiede tempi lunghi, diventa fondamentale nella fase di destrutturazione dell’ENEL o di costruzione, delineare una programmazione incisiva che consenta una strategia razionale del sistema di distribuzione energetico. Il tutto attraverso la stesura di protocolli, di una certa mole, da parte del  gestore Privato della rete.

 

Per la Delegazione Provinciale di Gorizia       Elena Rojac

 

 


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