Cordicom FVG

 


C O R D I C O M    N E W S

 

 

Spett.le

Regione Friuli - Venezia Giulia

UFFICIO DI PIANO

Servizio per la programmazione energetica

Via Udine, 9

34132            T R I E S T E                     

 

                                                           e, per conoscenza, a

 

Spett.le

Riccardo ILLY

Presidente della Giunta Regionale del  Friuli Venezia Giulia    

Piazza Unità d'Italia  1                  

34121                     TRIESTE                  

 

Spett.le

Assessore Gianfranco MORETTON

Direzione Regionale dell'Ambiente

Via Giulia  75/1

34126                     TRIESTE                  

 

Udine,  6 ottobre 2003

 

alla cortese attenzione

dell' arch. Pietro Giust, direttore del Servizio

 

OGGETTO :  Osservazioni in merito alla Bozza di Piano Energetico Regionale n. 3585

 

                  Gentile Direttore

 

facciamo seguito alla Sua e-mail del 10 giugno 2003  per formulare osservazioni e dare il nostro contributo in merito alla Bozza di  Piano Energetico Regionale n. 3585 .

 

Di seguito vengono espresse alcune valutazioni di carattere generale con allegati due elaborati attinenti alla bozza, dei quali il secondo è un'analisi che ne riguarda ogni singolo specifico capitolo .

 

Per quanto attiene l'aspetto generale dell'argomento energia, dispiace notare come uno strumento così importante, come il P.E.R., abbia delle connotazioni che fanno pensare ad un "qualche cosa" realizzato "per forza ed alla svelta".

 

In effetti vengono disattesi molti degli aspetti che questo documento dovrebbe contenere come, ad esempio, viene totalmente ignorata la specificità della Regione Friuli-Venezia Giulia, che rinuncia di fatto a far valere la sua caratteristica di regione a statuto speciale.

 

A parere del CORDICOM FVG uno strumento di questa portata DEVE STABILIRE, in forma preliminare:

 

A)     la sovranità della Regione a statuto speciale nella gestione del territorio e delle risorse.

La Regione NON DEVE ACCETTARE che per impianti fino a 300 Mw le decisioni possono essere prese in loco, mentre per quelli di dimensioni maggiori, che hanno inevitabilmente un pesantissimo impatto ambientale, siano altri a decidere per noi.

 

E' un trattamento da vigilato speciale e non da statuto speciale .

 

E' la Regione che deve riappropriarsi del SUO statuto, della gestione del SUO territorio ed occuparsi in maniera ferma e decisa della salute della SUA gente, stabilendo parametri che siano rispettosi della qualità della vita e dell'ambiente.

Non bisogna sottovalutare questi ultimi due termini, perché la gente non tollera più che il Friuli-Venezia Giulia venga considerato "terra di conquista" da parte di personaggi che scelgono questo luogo per i loro investimenti  proprio perché in questa Regione NON sono stati predisposti piani a respiro regionale, né regolamenti che attuino il principio della salvaguardia della qualità della vita e dell'ambiente.

E' pur vero che qualche piano esiste, ma quei pochi in essere sono talmente generici (come il PER in proposta) che hanno permesso e continuano a permettere a questa gente di agire indisturbati con un potere discrezionale privo di seri controlli.

 

B)  il blocco TOTALE delle concessioni in attesa dell' approvazione concordata del PER.

Il PER non può prescindere da una seria programmazione regionale globale che tenga conto della specificità locale, delle esigenze nel medio termine e del contesto delle offerte delle zone limitrofe al nostro territorio in materia energetica.

 

C)     il tetto massimo di energia che la Regione è tenuta a fornire.

Questo deve essere concordato e stabilito con forza e decisione con lo Stato nelle varie situazioni di incontro, come ad esempio nella Conferenza Stato-Regioni , in analogia con quanto già concordato da altre regioni che, per inciso, NON sono a statuto speciale.

L'autonomia energetica è un requisito ampiamente raggiunto (149% del fabbisogno regionale con l'attivazione della centrale di Torviscosa) !

 

Altri due elementi importanti, ancora, devono essere trattati nel P.E.R.:

·        stabilire precisi parametri ambientali che devono essere rispettati anche dalle centrali già esistenti, in particolare da quelle altamente inquinanti come ad esempio quelle a carbone;

·        l'assoluto impegno da parte dei gestori delle centrali a rispettare le quantità di energia che si erano impegnati a produrre quando sono state concesse le autorizzazioni.

 

D)     la incentivazione della realizzazione degli impianti alternativi

Gli accordi internazionali prevedono non solo la diminuzione delle emissioni inquinanti e di quelle imputate di provocare un aumento dell'effetto serra, ma prevedono anche l'incentivazione e lo sviluppo della generazione di energia da impianti alternativi che in Regione possono essere facilmente realizzati.

Ci riferiamo a tutta una serie di apparecchiature, solo per citare un esempio in ambito domestico quelli fotovoltaici, che se applicati su larga scala permettono di liberare una massa enorme di energia a favore delle attività produttive e quindi non pesare sull'economia generale.

Di questo se ne parla inutilmente da decenni.

La Regione, in verità, ha predisposto delle risorse che risultano essere una goccia rispetto alle necessità proprio per la mancanza di una visione globale del problema: un problema molto serio che viene trattato con superficialità, forse con fastidio, proprio perché non viene considerato un problema.

 

Se è vero che la Regione deve "pensare e decidere a livello generale per il bene comune" è anche vero che non è accettabile che possa venire barattata la qualità della vita e dell'ambiente della gente che vive in una determinata zona, per favorire interessi di parte. 

 

Purtroppo ci sono molti altri aspetti da proporre ancora, ma siamo convinti che lo sviluppo di una seria argomentazione con un apporto costruttivo da parte del Cordicom potrà concretizzarsi in un franco e sereno tavolo di dialogo, nei tempi e nelle sedi che ritenga più propizie.

 

Siamo pertanto a richiede di essere convocati nelle sedi opportune per contribuire alla stesura di un Piano Energetico di respiro Regionale.

 

Ringraziando per l'attenzione che ci ha voluto dimostrare e rimanendo in attesa di gradite comunicazioni, cogliamo l'occasione per porgere distinti saluti.

per  il  CORDICOM  FVG

           il Delegato Regionale

          Luciano Zorzenone

 
 

 

 

 

 

 


Allegato n° 2 elaborati

-          Verso una evoluzione del paesaggio sostenibile

-          Piano Energetico Regionale (osservazioni tecniche)

 

 

 

 

 

allegato 1

VERSO UNA EVOLUZIONE

DEL PAESAGGIO SOSTENIBILE

 

Il profondo mutamento della struttura economica e di quella territoriale nell'Italia del secondo dopoguerra, con un rapido passaggio da una base ancora prevalentemente agricola ad un'altra, industriale e progressivamente terziaria, e un correlato processo di notevole espansione sia urbana che suburbana, accompagnato da intensi movimenti migratori verso le città, ha per alcuni decenni riservato l'interesse a tematiche di enorme impegno, certamente non ancora esaurite.

La crescita e la concentrazione urbana, l'industrializzazione, l'ampliamento ed il rafforzamento della rete infrastrutturale, la difesa dei centri storici, la riqualificazione della città sono i temi di una riflessione che ha prodotto tuttavia una sorta di "disattenzione" nei confronti delle specifiche esigenze dello spazio rurale, peraltro non meno significative, proprio durante questo periodo di profonda trasformazione che ci ha restituito il nostro presente.

La ricaduta in termini geografico-territoriali è evidente per quel che riguarda le variabili socio-economiche ed ambientali, ma altrettanto cospicuo risulta essere il costo del cambiamento su valenze legate alla morfologia insediativa, alla struttura del paesaggio ed agli aspetti storico ­culturali che lo connotano.

Il concepire il territorio in forma discontinua e frammentata, effetto anche di un apparato normativo rivolto alla perimetrazione di aree da vincolare in quanto emergenti sotto il profilo estetico e naturalistico, ha ottenuto come esito interventi anche pesantemente compromissori al di fuori delle superfici così individuate e, tuttavia, così (non sempre) salvaguardate.

Il paesaggio odierno si colloca come risultante e sintesi di una serie di svariati e differenziati processi evolutivi, come testo e documento, di squilibri ma anche di grandi equilibri tra natura e cultura, e, in quanto tale, è da intendersi nella sua accezione globale, soprattutto per quanto attiene l'approccio conoscitivo. Tuttavia se per la storia dell'uomo disponiamo di documenti millenari, per la storia delle trasformazioni dell'ambiente naturale solo da breve tempo iniziamo a disporre di puntuali riferimenti. Una profonda conoscenza e lettura del territorio tout-court, attraverso la comprensione delle trasformazioni antropiche, oltre a quelle vegetazionali, faunistiche, geomorfologiche, consente di tradurre il bagaglio analitico e di ricerca in scelte progettuali sempre più appropriate, che suscitino di approfondire ed arricchire ulteriormente la conoscenza.

L'indagine assumerebbe carattere rilevante sul territorio friulano, il cui paesaggio ha attraversato una fase di significativa trasformazione compositiva e strutturale dei suoi principali elementi costitutivi in epoca molto recente e dove ambiente naturale e ambiente antropizzato, con le rispettive dinamiche, hanno avuto conseguenze nel modificare l'aspetto originario del paesaggio, a partire proprio dall'ambiente costiero per risalire sino all'anfiteatro morenico del Tagliamento. Lo studio non si porrebbe unicamente quale descrizione della genesi e dell'evoluzione delle forme tipiche dell'ambiente di questo ambito territoriale, ma sarebbe legato strettamente alla necessità di conoscenza e di rappresentazione degli elementi sia fisici che vegetazionali nonché delle trasformazioni antropiche, da riconoscere quali essenziali dati di base per l'eventuale progettazione dello stesso ambiente e delle sue risorse.

Un primo obiettivo, tra la molteplicità degli altri obiettivi, è quello di concepire lo spazio rurale come "costruito" dall'uomo nel corso della storia altrettanto profondamente ed accuratamente che la città, ribadendo l'inscindibilità, la connessione e la reciprocità tra ambiente costruito ed ambiente naturale nonché il superamento della classificazione in aree più o meno pregevoli e qualificate, da "rispettare" o da sacrificare ulteriormente. Porre quindi l'ambiente quale protagonista dell'assetto del territorio, teso a soddisfare il nostro bisogno di natura e di cultura, e le valenze ambientali come variabili principali.

La ri-lettura del paesaggio contemporaneo attraverso la conoscenza e la comprensione delle grandi trame che lo hanno caratterizzato nonché l'individuazione di aree omogenee (unità di paesaggio) consente di focalizzare l'attenzione verso investimenti che possano essere di supporto ad articolate scelte di gestione e progettuali anche in ambito locale dirette ad uno sviluppo del territorio possibilmente garante della sua 'sostenibilità" tracciando i presupposti per una politica volta alla sua valorizzazione.

Se, da un lato, la costruzione dei paesaggio friulano, come prodotto storico-sociale, è il risultato di tre momenti rilevanti ovvero l'età romana, il periodo alto e tardo-medioevale e il XJX secolo, dall'altro, a partire dai primi decenni del Novecento, l'assetto del territorio subisce una fase dì rilevante alterazione in termini sia qualitativi che quantitativi.

La natura e soprattutto la forma di questo territorio sono nondimeno il risultato del continuo processo di modellamento fisico. Una complessa e articolata evoluzione morfologica ha condizionato ab origine la fertilità dei suoli e la loro attitudine ad accogliere gli insediamenti, residenziali, agricoli e produttivi.

L'analisi dei caratteri del paesaggio e delle sue principali trasformazioni a scala geografico-territoriale, è correlata alla necessità di conoscenza e di rappresentazione sia degli elementi fisici che antropici nel contesto, in modo da poterli riconoscere quali essenziali dati di base per le idee progettuali.

Discostandosi da quella che è l'analisi e la valutazione del paesaggio esclusivamente sotto il profilo della qualità visiva, che rischierebbe di assumere preliminarmente, quale ipotesi metodologica, la negazione di caratteri e connotazioni fondamentali in favore di una più o meno perspicace sensibilità percettiva, è possibile pervenire, attraverso un approccio applicabile a qualsiasi ambito, alla complessa individuazione e descrizione di aree omogenee denominate "unità di paesaggio geomorfologiche e reali", delineate nell'organismo territoriale secondo criteri legati sia alla geologia, sia alla pedologia, che all'importante azione antropica lungo la storia.

Costituisce "unità di paesaggio" ciascuna porzione di territorio individuata e differenziata da fattori geologici e storico-culturali. Sono considerati tuttavia fattori particolarmente energici di paesaggi nuovi gli ingenti interventi da parte dell'uomo verificatisi, a partire dagli anni '20 lungo la fascia perilagunare friulana, con le prime opere di bonifica integrale e il conseguente riordinamento fondiario delle terre prosciugate, ed espletati nei comprensori del Medio Friuli.

Alle molteplici unità di paesaggio proprie del territorio, ovvero configurato dalla geomorfologia, si affiancano tutte quelle forme dettate dall'innovazione tecnologica e dirette pertanto a processi di modificazione della proprietà fondiaria in rapporto al relativo quadro politico-economico.

Ogni elaborazione sia grafica che analitico-descrittiva deve tenere adeguatamente conto del significato non trascurabile delle presenze urbane, nella loro distribuzione e nel loro incremento demografico.

Il paesaggio odierno, la cui struttura rimane strettamente correlata a fenomeni di tipo fisico, che hanno quindi preordinato gli insediamenti secondo precipue direzioni, si è configurato anche come risultante di un recente atteggiamento rivolto ad un maggiore sfruttamento della terra e teso ad un processo di redistribuzione e riorganizzazione della proprietà fondiaria.

Verificato che ampie porzioni del territorio friulano hanno sostenuto una radicale rimodellazione del paesaggio su vasta scala, indirizzando principalmente tali interventi alle estensioni più aggredibili dalle nuove tecnologie, la fase successiva di analisi condurrebbe alla determinazione del grado di alterazione subito dai vari paesaggi.

Definire l'attuale consistenza e distribuzione delle risorse di uno spazio territoriale non solo consente di valutare l'impatto su di esso causato dallo sviluppo delle attività umane, ma anche di ridurre al minimo i relativi conflitti.

La valutazione del livello di degrado raggiunto dalle diverse componenti naturali o dagli stessi manufatti esprime lo stato di naturalità o di artificialità di un sistema. In tale prospettiva si inserisce il concetto di "sostenibilità", che di recente ha arricchito il dibattito contemporaneo attorno alle tematiche territoriali anche a livello dell'UE.

Gli estesi investimenti in agricoltura, nel sottrarre al territorio spazi, non sono stati in grado di assicurare stabilità e sviluppo economico senza provocare l'erosione e quindi la compromissione del capitale costituito dalle risorse naturali e storico-culturali.

E' evidente l'importanza, affinché si possa parlare di progresso economico dell'ottica che condiziona gli interventi sul territorio in quanto risorsa in termini di uso, particolarmente di riuso, consumo ed ovviamente inquinamento nonché le loro ricadute sul paesaggio e sugli obiettivi sociali ritenuti adeguati.

La politica di tutela delle residue risorse ambientali attuata dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, prendendo avvio dal Piano Urbanistico Regionale del 1978 oltre che dalla Legge Urbanistica Regionale n.23/1968, delimita "quelle aree (Ambiti di Tutela Ambientale) ove gli aspetti ambientali assumono particolare significatività, rarità ed importanza ai fini dell'equilibrio ecologico regionale".

In questo quadro di organizzazione del territorio, il paesaggio che ne è derivato e che ci è stato reso è un paesaggio fortemente semplificato) e desertificato sotto il profilo degli elementi compositivi, sia per quanto attiene le risorse che per la sua attuale fruibilità.

La nostra realtà sociale, ormai proiettata a forme di consumismo sempre più esasperate, se si prefigge di evitare l'utilizzo ed il consumo di questo stesso ambiente come un qualsiasi prodotto e se ritiene di dover pervenire ad un arricchimento della "disponibilità di paesaggio pro-capite", in modo da ottemperare alle varie esigenze in termini di qualità della vita, necessita di porsi alcuni obiettivi anche attraverso il recupero e la valorizzazione di antichi e nuovi paesaggi.

Le varie fasi di analisi condotte suggeriscono, come potenziale alternativa e possibile prospettiva di sviluppo compatibile dei paesaggi che caratterizzano questo ambito territoriale, una relativa riconversione" delle tendenze in atto, ponendoci non solo come tecnici del territorio, ma come suoi fruitori, e rivolgendoci anche agli attori economici amministratori di un bene. Drammatici ma altrettanto concreti dati portano a constatare una sempre più evidente situazione di "fuori mercato" delle nostre zone turistiche raffrontata con le crescenti opportunità qualitative di paesi come la ex Iugoslavia, la Grecia e potenzialmente I 'Albania assieme alla loro possibilità, non esclusivamente strumentale, di porre in sinergia situazioni culturali apparentemente distinte e distanti (vedi Venezia - Croazia).

Nel quadro di una politica del territorio volta alla sua valorizzazione e salvaguardia, in risposta al manifestarsi sempre più evidente di squilibri, tensioni e carenza di prospettive della presente civiltà, la "costruzione del paesaggio" diverrebbe elemento di controllo razionale sulle grandi e microestese trasformazioni, in vista di uno sviluppo più compatibile ed equilibrato, seppure all'interno di una dinamica certamente più complessiva.

 

Pertanto, data l'importanza del nuovo Piano Energetico Regionale per l'evoluzione futura del territorio friulano, proponiamo la relativa metodologia di indagine conoscitiva, che, discostandosi dall'analisi e valutazione del paesaggio esclusivamente sotto il profilo della qualità visiva, in sintesi adotterebbe un criterio di analisi dei caratteri del paesaggio e delle sue principali trasformazioni a scala geografico-territoriale orientato:

 

a)      all'individuazione e descrizione di unità di paesaggio geornorfologiche e reali non solamente elementari;

b)      alla verifica della stabilità, instabilità ed eventuale possibile reversibilità dei paesaggi attraverso la storia;

c)      alla rilevazione della attuale consistenza e distribuzione delle risorse,

d)      a considerare il distacco, la sovrapposizione, la regressione, ecc. tra il paesaggio rurale ed altre forme di paesaggio;

e)      ad affrontare in modo specifico l'abbandono o permanenza di eventuali paesaggi di zone umide;

f)        alla definizione della struttura generale del paesaggio e della trama che costituisce un territorio.

 

 

 

 

 

allegato 2

PIANO ENERGETICO REGIONALE

 

Capitolo 1

Elementi e sintesi del piano

 

Definizione

      E’ lo strumento con cui la Regione individua gli obiettivi principali e le direttrici di sviluppo e potenziamento del sistema energetico regionale per produzione, trasporto e distribuzione dell’ energia definendo criteri, parametri, limiti, linee di indirizzo e di coordinamento.

 

Scopo

      Delinea il quadro della situazione energetica del FVG e formula previsioni sulle tendenze energetiche più probabili fino al 2010, con particolare riferimento al settore elettrico.

 

Obiettivi generali:

-     aumento dell’ efficienza del sistema energetico regionale

-     costante controllo del fabbisogno energetico elettrico regionale

-     controllo e riduzione dei gas serra mediante aumento della produzione energetica da fonti rinnovabili

-     riduzione consumi energetici

-    miglioramento efficienza energetica nei vari settori

 

Obiettivi specifici:

-     controllo e garanzia del soddisfacimento del fabbisogno energetico, in particolare elettrico, e riduzione del costo finale mediante:

o        aumento dell’ efficienza del sistema e della qualità degli impianti esistenti

o        realizzazione di nuovi impianti ad alto rendimento, basso consumo e ridotto impatto ambientale

o        realizzazione reti transfrontaliere per importazione energia elettrica

-     diffusione e sviluppo della produzione energetica da fonti rinnovabili

-     riduzione emissioni inquinanti e di gas responsabili delle variazioni climatiche

-     perseguimento delle migliori condizioni ambientali, territoriali, tecnologiche e di sicurezza mediante adeguamento, sostituzione, razionalizzazione e ammodernamento degli impianti e delle infrastrutture esistenti

-     riduzione dei consumi a parità dei servizi erogati mediante criteri di risparmio e di uso razionali

 

Scenario elettrico attuale e di previsione (2000)

 

Settore

2000

2010 program.

Offerta (in GWh)

 

 

Centrali termoelettriche

5121 (59 %)

16698 (86 %)

Fonti rinnovabili

1549 (18 %)

3232 (17 %)

Importazioni

4461 (51 %)

0

Perdite, pompaggi, esportazioni ecc

2455 (- 28 %)

610 (- 3 %)

Totale offerta

8676

19320

TOTALE domanda

8676

11751

 

Il termine GWh indica i gigawattora

 

Previsione fino al 2010

Si prendono in considerazione due tipi di scenari

-    scenario spontaneo (senza interventi programmati) coprirebbe l’ intero fabbisogno regionale fino ad avere un esubero di offerta rispetto alla domanda pari al + 15 %

-    scenario programmato (potenziamento centrale di Monfalcone, conferma della centrale di Torviscosa, incremento di forni rinnovabili ecc.) fornirebbe un’ offerta superiore alla domanda pari al + 64 %

 

Considerazioni

 

1 - Sia gli obiettivi generali che quelli specifici prevedono un aumento dell ' efficienza del sistema energetico e della qualità degli impianti ma non vengono date notizie sulle modalità da adottare per realizzare quanto previsto.

2 - si prevede una riduzione dei gas serra soprattutto mediante aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili. Ma se si guarda alla tabella riassuntiva dello scenario attuale e programmato si nota che dal 2000 al 2010 l’ energia prodotta dalle fonti rinnovabili passa dal 18 al 17 % mentre quella proveniente dalle centrali termoelettriche (notoriamente produttrici di anidride carbonica) passa dal 59 all’ 88 %.  L’ unica nota positiva è la riduzione delle perdite e delle importazioni.

3 - per diminuire il tasso di gas serra e per aumentare l’ efficienza degli impianti perché non si parla anche di controllo capillare dell’ efficienza di tutti gli impianti di riscaldamento, di tutti i veicoli a motore esistenti in regione nonché degli impianti a combustione utilizzati dall’ industria, dal terziario e dall’ agricoltura?

 

 

Capitolo 2

Quadro conoscitivo generale

 

Viene analizzato il contesto europeo, il contesto nazionale e quello regionale mediante la citazione delle varie leggi relative al problema fino alla definizione del prezzo.

 

Considerazioni

Non c’è niente da segnalare in quanto vengono riportate le disposizioni di legge.

 

 

Capitolo 3

Analisi della struttura energetica regionale

 

3.1 – Impianti al 31.12.2000

 

Tipi di impianti

Numero di Impianti

Potenza installata (in MW)

Idroelettrici

 

 

Edison /Italenergia

 

 

a serbatoio (Ampezzo)

1

347

a bacino

 (Barcis e Somplago)

2

166

ad acqua fluente

23

126

Altri produttori

75

71

Autoproduttori

31

32

 
TOTALE idrolelettrici

 

132

 

450

 

 

 

Termoelettrici

 

 

Monfalcone (GO)

1

976

Servola (TS)

1

170

a biomasse e rifiuti

7

35

Altri

14

201

TOTALE Termoelettrici

23

1.382

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Reti di trasporto e distribuzione

 

Energia elettrica

Si suddivide in:

-     rete nazionale gestita dal Gestore Rete Trasmissione Nazionale (GRTN)

-     reti locali cedute dall’ ENEL a società municipalizzate locali

 
Gasdotti

Si suddivide in:

-     rete di trasporto nazionale (gasdotti ricadenti in mare, da importazione ed esportazione, interregionali, collegati agli stoccaggi del sistema nazionale)

-     rete di trasporto regionale (gasdotti preposti al trasporto regionale e ai quali si connettono le reti locali)

-     rete di distribuzione locale (condotte che allacciano le rete regionale alle utenze finali)

 

Oleodotti

Sono due:

-     Oleodotto Transalpino da Muggia alla Germania

-     locale da Udine a Visco per prodotti raffinati

 

Stoccaggi

-  In Regione ci sono 20 depositi di oli minerali e GPL.

 

3.2 -  Bilanci energetici al 1995

      Si può fare un confronto fra l’ offerta e la domanda di energia esistente nel 1995, quella esistente nel 2000 e già descritta nel primo capitolo e quanto previsto per il 2010 in base ad uno scenario programmato.

      Poiché la situazione del 1995 viene espressa con unità di misura (ktep) diversa da quella del 2000 e dal 2010 (GWh), è stato necessario esprimere tutto in percentuale che, essendo un rapporto, non ha bisogno di unità di misura e quindi permette ugualmente di fare un confronto fra dati altrimenti non correlabili.

      Riportando quanto descritto dalla figura 6 di pagina 41 e collegando il tutto alla tabella già presa in considerazione per il capitolo 1, si possono fare alcune considerazioni che richiedono un minimo di chiarimento per i non addetti ai lavori.

 

Settore

1995

2000

2010 program.

Offerta

in ktep

in GWh

in GWh

Centrali termoelettriche

503 (17 %)

5.121 (59 %)

16.698 (86 %)

Fonti rinnovabili e scorte

165 (6 %)

1.549 (18 %)

3.232 (17 %)

Importazioni

3.937 (133 %)

4.461 (51 %)

0

Perdite, pompaggi, esportazioni ecc

1646 (- 56 %)

2.455 (- 28 %)

610 (- 3 %)

Totale offerta

2.960

8.676

19.320

TOTALE domanda

2.960

8.676

11.751

 

 

Considerazioni

1 - Tutti i valori energetici del 1995 vengono espressi mediante un unico parametro che viene ricavato dal potere calorifero. Questo parametro è il ktep che significa “migliaia di Tonnellate Equivalenti di Petrolio”.

Non è spiegato come si ricava il valore in ktep dell’ energia riferita alle centrali idroelettriche.

Non è spiegato nemmeno perché in questo caso si usi il ktep come unità di misura mentre al capitolo 1, per lo stesso problema, era stato usato il termine GWh (gigawattora) (vedi per lo scenario attuale e di previsione).

Probabilmente è possibile ricavare un coefficiente di conversione fra i due sistemi di misura utilizzando le calorie, ma allora sarebbe stato opportuno segnalarlo nella relazione.

2 - Si continua a mescolare il concetto generico di energia con quello specifico di energia elettrica. I gasdotti e gli oleodotti servono, oltre che alle centrali termoelettriche, anche agli impianti di riscaldamento e alle automobili.

Non si può citare l’ esistenza di queste materie prime in un piano energetico che tiene conto anche dell’ inquinamento atmosferico da gas serra e non tenere conto di quanto emesso da tutte le possibili fonti di emissione.

3 – nonostante le affermazioni fatte negli obiettivi generali e specifici, anche qui si conferma quanto già messo in evidenza nel primo capitolo e cioè la tendenza ad aumentare la produzione di energia da centrali termoelettriche a scapito di quella da fonti rinnovabili.

In pratica l’ obiettivo principale da perseguire sembra quello di ridurre l’ importazione e le perdite migliorando solo l’ efficienza delle termoelettriche.

Solo in questo senso si spiega la considerazione relativa alla presenza di gasdotti e oleodotti e la previsione di energia derivante fino all’ 86 % da centrali termoelettriche la cui emissione aerea è quasi esclusivamente costituita da anidride carbonica.

L’ obiettivo di diminuzione del gas serra viene vanificato totalmente.

4 – dalla figura a pag 41 risulta che dal totale delle risorse, pari a 4102 ktep, ben 1346 ktep (pari al 33 %)  vengono inviati alle trasformazioni termoelettriche. Alla fine però si recuperano solo 503 ktep con una perdita secca di 843 ktep pari al 63 % dell’ energia fornita. Che senso ha una simile operazione sia dal punto di vista economico che da quello ambientale visto che l’ emissione delle termoelettriche è solo di anidride carbonica?

 

3.4 – Disponibilità di fonti rinnovabili

 

      Per fonti energetiche rinnovabili si intendono il sole, il vento, le risorse idriche,le risorse geotermiche, le maree e il moto ondoso, i prodotti vegetali e le deiezioni animali (biomasse), i rifiuti organici e inorganici.

      L’ energia eolica non è sfruttabile in regione a causa della variabilità dei venti mentre quella solare si riduce ai pannelli domestici e quella geotermica è limitata alla zona costiera per il riscaldamento domestico, l’ agricoltura in serra, il comparto turistico e l’ itticoltura.

E’ sfruttabile l’ energia idroelettrica, quella derivante dal trattamento delle biomasse e dall’ incenerimento dei rifiuti.

      In pratica, a parte le centrali idroelettriche, anche l’ uso delle fonti rinnovabili comporta produzione di anidride carbonica da combustione che si somma a quella già contemplata nelle centrali termoelettriche.

 

3.5 – Gas serra e protocollo di Kyoto

 

      Anche se il calcolo della anidride carbonica è stato fatto in modo improprio facendo riferimento a stime teoriche di quantità di combustibili trasformati e consumati e adottando particolari fattori di conversione, tuttavia è evidente che la maggior quantità di anidride carbonica presente nell’ aria è dovuta alle centrali elettriche, alla cogenerazione e al teleriscaldamento.

 

Considerazioni

 

1 - Il calcolo è improprio perché una conversione matematica del genere è possibile esclusivamente con prodotti puri e non con miscele di sostanze come nel caso di combustibili industriali o di benzine o addirittura di rifiuti vari.

2 - Anche in questo modo , comunque, risulta evidente il contrasto fra l’obiettivo proposto di diminuire o limitare il gas serra e la produzione di energia utilizzando centrali termoelettriche in quantità pari all’ 86 % del totale.

 

 

Capitolo 4

Indirizzi energetici regionali con particolare riferimento

al settore elettrico

 

      In pratica si ripete la presentazione della domanda e dell’ offerta di energia al 2000 e alla previsione del 2010 già presa in considerazione prima.

 

Impianti convenzionali

 

1 - si prevede il potenziamento della centrale di Monfalcone adottando tecnologie migliori.

2 - si prevede l’ entrata in servizio della centrale di Torviscosa già autorizzata dallo Stato

 

4.4.1 - Fonti rinnovabili

 

Energia Idroelettrica

      Si prevede la possibile realizzazione di nuovi impianti e l’ opportunità della riattivazione di impianti dimessi per un risparmio di 76 ktep/anno.

 

Energia da Biomasse

1  - dai residui di trasformazione del legno si ipotizza la realizzazione di due impianti nel Manzanese

2 - da biomasse di allevamenti zootecnici si ipotizza la realizzazione di 4 impianti dimostrativi localizzati in comuni da definire

3 - da biomasse lignocellulosiche derivanti da scarti di potatura e sarmenti della frutti viticoltura, stocchi e paglie di cereali ecc. e destinati a case sparse, a impianti di raccolta, a utenze agricole ecc.

4 - da biomasse con produzione di biocombustibili liquidi dove si ipotizza la realizzazione di un impianto di produzione di biodiesel da semi oleaginosi

5 - impianti per lo sfruttamento dei residui forestali dove si ipotizza il teleriscaldamento in alcuni territori montani  e piccoli impianti di caldaie a legna in pianura

6 - impianti per lo sfruttamento dei residui di comparti industriali. La conclusione è: “si potrebbe promuovere l’ allestimento di impianti”

 

Energia eolica

      Non esistono condizioni utilizzabili

 

Geotermia

      Si propongono due situazioni possibili solo sulle zone costiere fra Lignano e Grado

 

Energia dai rifiuti

      La valutazione della potenzialità è basata sulla stima del quantitativo di rifiuti prodotti e da usare come combustibile con una emissione, oltre che di anidride carbonica, anche di altre sostanze non controllabili

 

Solare termico

      In base ad una stima nazionale, si suppone o si prevede la possibilità di installare 60.000 mq di pannelli solari. Non vengono previsti o citati interventi pubblici per l’ acquisto o l’ installazione di tali pannelli.

 

Solare fotovoltaico

      Anche qui si ripete la situazione precedente. Sulla stima nazionale fatta pari al 100 %, si prevede un obiettivo regionale proporzionato pari al 12 % di pannelli ma non si cita alcun tipo di intervento.

E’ opportuno ricordare che il sistema fotovoltaico  sembra rappresentare la scelta ottimale per la produzione di idrogeno e che l’ idrogeno, come combustibile, produce solo acqua come residuo della combustione.

Oltre tutto, pur non essendo ancora competitivo rispetto ai combustibili fossili, l'idrogeno, praticamente inesauribile e non inquinante, è il mezzo ideale per accumulare e utilizzare energia. 

      Il costo dell’ energia ricavata in questo modo sembra nettamente superiore a quello delle centrali termoelettriche, ma bisogna sottolineare che in questo calcolo non si tiene conto del fatto che la materia prima è del tutto ed eternamente gratuita, non si ha produzione di anidride carbonica, si salvaguardia l’ ambiente e si garantisce la salute pubblica e dei cittadini. 

 

4.4.2 - Obiettivi lato domanda

      Per la riduzione dei consumi nell’ edilizia si accenna all’ isolamento termico dell’ involucro mentre nell’ industria si accenna sia al miglioramento delle tecnologia che ad interventi di cogenerazione che infine al rifasamento dell’ impianto elettrico, alla coibentazione degli edifici, il recupero del calore refluo ecc.

Si accenna anche alla riduzione dei consumi nei trasporti e nei distributori di energia elettrica e gas.

 

4.5 - Scenario di previsione programmato

Contrariamente a quanto discusso nel titolo precedente, si fa riferimento solo alla produzione di energia elettrica.

Si dà per certo che la produzione si baserà quasi escluvimente sulle centrali di Monfalcone e di Torviscosa.

Tutti gli altri sistemi di produzione di energia elettrica (piccoli e medi impianti convenzionali, settore idroelettrico, biomasse, rifiuti, pannelli solari e impianti fotovoltaici) sono presi in considerazione solo come ipotesi.

 

 

Capitolo 5

Requisiti e criteri generali per impianti produttivi e infrastrutture energetiche

 

      La localizzazione degli impianti produttivi viene discussa solo in modo teorico senza citare alcuna località specifica e lo stesso discorso viene fatto anche per le reti di trasporto.

 

 

Capitolo 6

Relazione sulle conseguenze ambientali

 

Sono essenzialmente due i punti da chiarire.

1 –   A pag. 100 si afferma che la produzione termoelettrica è responsabile, da sola, del 40 % di emissione totale di anidride carbonica nell’ aria della regione e che tale dato si riferisce solo alla centrale di Monfalcone e a quella di Servola.

Oltre che all’ anidride carbonica, la produzione termoelettrica produce anche il 14 % di tutti gli altri inquinanti (ossidi di azoto, ossidi di zolfo ecc.).

La nuova centrale di Torviscosa farà aumentare la percentuale di responsabilità degli impianti termoelettrici, nelle emissioni di anidride carbonica passando dal 40 % al 43 % con un incremento del 3 %. Per gli altri inquinanti l’ incremento sarà del 4 %.

Ma l’ obiettivo generale iniziale non era quello di diminuire il gas serra aumentando la produzione energetica da fonti rinnovabili?

2 –   A pag. 101 si afferma che per il 2010 l’ incremento di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, rispetto alla situazione attuale, sarà pari al + 10 %.

Come si è visto precedentemente, l’ utilizzo delle fonti rinnovabili è solo ipotizzato mentre dalle tabelle dei capitoli 1 e 3 si ricava che la produzione calerà dal 18 al 17%.

Esiste una netta contraddizione fra le affermazioni contenute in capitoli diversi.

 

 

Allegati

 

Fra gli scopi e obiettivi del PER,  ci si propone di soddisfare due esigenze e cioè:

a – conoscere sia qualitativamente che quantitativamente i flussi energetici regionali

b – correlare le variabili energetiche e quelle socio economiche.

Come dimostrato sopra, il PER parla di produzione di sola energia elettrica ma riporta anche l’ entità di consumi di altro tipo (riscaldamento, trasporti ecc.), cita e prende in considerazione soltanto come ipotesi il sistema di produzione di energia da fonti rinnovabili ma suggerisce il risparmio energetico anche mediante l’ isolamento delle pareti degli edifici privati e industriali.

Fra questi concetti però non esiste alcuna correlazione diretta; vengono citati improvvisamente e singolarmente in varie posizioni della relazione come se il piano stesso fosse stato assemblato dal lavoro di più persone che non si occupano del problema in modo collegiale.

      Un tal modo di affrontare il problema non permetterà mai di conoscere la realtà dei flussi regionali e men che meno di correlare le variabili energetiche a quelle socio economiche.

      Manca evidentemente un sentiero univoco e uniforme che permetta una raccolta di dati fatta in modo logico. Tale mancanza è oltretutto resa evidente dall’ uso di più unità di misura di riferimento. Se si decide di utilizzare il tep come unità di misura, lo si utilizzi sempre anche al posto del MWh ma, essendo una unità di caloria termica, si spieghi anche come viene applicata per esempio alle centrali idroelettriche che non funzionano a combustibile.

      Infine, manca qualsiasi accenno al problema del controllo analitico della qualità dell’ aria per verificare la effettiva diminuzione degli inquinanti. Si fa notare che il controllo analitico non può essere sostituito da un calcolo teorico ricavato dalle quantità di combustibile necessario e non può nemmeno essere affrontato con una serie di centraline fisse poste a distanza dal punto di emissione dal momento che basta una leggera brezza per cambiare nettamente la composizione dell’ aria da analizzare. Come è prescritto per legge, le determinazioni vanno fatte direttamente in camino.

 

 

Considerazioni finali

 

Già da quanto preso in considerazione si può concludere quanto segue.

 

Prospettive

 

1 )   gli obiettivi dichiarati sono quelli di aumentare la produzione energetica regionale, fino ad avere un surplus da esportare, tenendo conto del rispetto ambientale e della riduzione di gas serra (anidride carbonica).

2 )   gli obiettivi vanno perseguiti attraverso l’ aumento di efficienza degli impianti esistenti e l’ aumento dell’ uso di fonti rinnovabili e quindi non produttori di gas serra 

3 )   gli obiettivi vanno perseguiti anche mediante il controllo continuo dell’ efficienza

 

Realizzazioni proposte

 

1  - l’ utilizzo delle fonti  rinnovabili si riduce a una semplice ipotesi o a uno studio di fattibilità.

2 - solo per le centrali idroelettriche e per i pannelli solari si prevede una soluzione reale, ma per le prime si suppone una riattivazione di impianti dimessi, probabilmente obsoleti e di efficienza limitata, mentre per i pannelli solari viene lasciato al singolo utilizzatore l’ acquisto e la messa in opera

3 - tutto il piano si basa essenzialmente sul potenziamento della centrale termoelettrica di Monfalcone e sulla attivazione della centrale di Torviscosa.

4 - come risulta da pag 41 l’ energia ricavata  dalle centrali termoelettriche è pari al 37 % dell’ energia fornita per il loro funzionamento.

Il deficit segnalato si riferisce al 1995 e quindi ancora attuale ma è di un tale livello che non si spiega il motivo per cui le centrali termoelettriche vengano ancora prese in considerazione.

5 - nonostante l’ obiettivo iniziale sia quello della riduzione di anidride carbonica, è da sottolineare che l’ utilizzo di centrali termoelettriche comporta proprio la massima emissione di anidride carbonica (vedi tabella a pag. 65).     E’ evidente il contrasto fra l’ obiettivo ipotizzato e la soluzione proposta.

6 - la quantità di anidride carbonica viene calcolata sempre in assoluto facendo uso di fattori di conversione dalla quantità supposta di combustibili iniziali.

      Questo sistema è sbagliato perché:

 

-     dal punto di vista chimico il calcolo è possibile esclusivamente con composti puri e non con miscele di composizione nota ma variabile o addirittura con materiali (per es. rifiuti) di composizione ignota

-     la segnalazione in assoluto (tonnellate di anidride carbonica prodotta o calcolata) non tiene conto della superficie territoriale su cui tale quantità viene distribuita e tanto meno delle possibili concentrazioni tossiche in zone delimitate.

-     In tal modo non è possibile impostare alcun sistema di monitoraggio per migliorare eventuali situazioni pericolose

7 - il blackout di energia verificatosi il 26.6.2003 è dovuto all’ uso eccessivo di impianti di condizionamento dell’ aria.

Ma la produzione di aria condizionata è direttamente correlabile all’ aumento di temperatura tipico dell’ effetto serra. Non è possibile concepire un aumento di produzione di energia mediante un sistema la cui caratteristica è proprio quella di produrre anidride carbonica.

      E’ il classico cane che si morde la coda.

8 - anche volendo accettare l’ uso quasi esclusivo di centrali termoelettriche, bisognerebbe perlomeno prevedere un sistema di assorbimento dell’ anidride carbonica prodotta e un suo utilizzo utile per ridurre l’ effetto serra citato negli obiettivi.

      In questo senso esistono due possibili soluzioni:

o          realizzazione di zone verdi o boschive che utilizzano l’ anidride carbonica come alimento principale per il proprio sviluppo. Rimane da considerare se tale soluzione è possibile nelle zone diMonfalcone e di Torviscosa

o          assorbimento della anidride carbonica e suo utilizzo come materia prima per la produzione di metano o di benzina sintetica.

Il processo è stato inventato in Germania nel 1936 d è stato utilizzato per tutta la durata della seconda guerra mondiale.

E’ da vedere se è economicamente conveniente o se è fattibile solo con una economia di guerra in cui l’ aspetto economico non viene considerato.

Se però si tiene conto dal prezzo attuale del petrolio rispetto a settant’ anni fa e della tecnologia attuale sicuramente migliore rispetto a quel tempo, si può perlomeno prendere in considerazione il problema

9 - rimane da sottolineare, come già fatto per il capitolo 1, che si dovrebbe prevedere anche il controllo capillare dell’efficienza di tutti i punti di emissione di anidride carbonica come per esempio gli impianti di riscaldamento domestico e gli scarichi degli autoveicoli

10 - una produzione di tipo termoelettrico necessita anche di un valido sistema di raffreddamento che, di solito, viene realizzato con acqua. Il piano però non riporta né da dove verrà attinta l’ acqua né dove verrà smaltita dopo l’ uso né soprattutto, essendo calda dopo l’uso, non specifica le condizioni in cui verrà smaltita e gli effetti che produrrà sull’ ambiente.

11 - il piano non specifica a chi verrà commissionato il VIA per le centrali termoelettriche. Si ricorda che il VIA è obbligatoriamente statale per centrali con potenzialità superiori a 300 MW e regionale con quelle superiori a 50 MW.

12 - perché il piano non prevede nemmeno l’ ipotesi dell’ uso di idrogeno come combustibile e di un sistema fotovoltaico per la sua produzione?

 

 

CONCLUSIONI

 

Il piano presenta vari difetti che dovrebbero essere valutati e discussi anche con l’ apporto di altri punti di vista soprattutto scientifici.

 

1 – il piano non è coerente perché:

 

a – si pone l’ obiettivo di una diminuzione di anidride carbonica e poi alla fine riconosce che la sua applicazione comporterà l’ aumento del 3 % di questo gas clima alterante

b – si pone l’ obiettivo di aumentare l’ uso di fonti rinnovabili e poi ne prevede la realizzazione solo a livello di ipotesi.

Nonostante le indicazioni internazionali prevedano per il futuro l’ adozione di idrogeno come combustibile principale, il piano non ne fa cenno.

c – parla in modo totalizzante di tutti gli aspetti energetici (tipi di energia,  materie prime, produzione, trasferimento, consumo per riscaldamento, per traffico ecc.) e poi , per la sua messa in opera, prevede in modo quasi esclusivo il potenziamento della centrale di Monfalcone e la realizzazione di quella di Torviscosa

 

 

2 – il piano è incompleto perché:

 

pur dichiarando di perseguire le migliori condizioni ambientali (obiettivo specifico), non si fa carico per esempio di spiegare :

 

a -  come intende assorbire o eliminare l’ anidride carbonica prodotta;

b -  quanta acqua sarà necessario prelevare dalle falde sotterranee per il raffreddamento nelle centrali termoelettriche visto il pericolo di impoverimento delle falde e quindi, con la penetrazione del mare nella zone profonde, dell’ aumento della salinità dell’ acqua potabile;

c -  quali saranno le condizioni dell’ acqua usata per il raffreddamento, nelle centrali termoelettriche, al momento dello scarico;

d -  quale sarà il livello di rumore durante la produzione;

e -  in genere quali saranno gli effetti sull’ ambiente e sulla salute della popolazione sia il funzionamento degli impianti che lo smaltimento dei residui solidi, liquidi o aerei.

 

 

3 – il piano è settoriale perché:

 

a pag. 92 viene riportato e riassunto l’ intervento finanziario da ripartire nei vari obiettivi.

Le voci di destinazione parlano di energia, risparmio energetico e fonti rinnovabili.

 

Non si fa cenno però ai danni derivanti dalla produzione di energia e al costo sociale che la comunità deve comunque accollarsi per la loro riduzione o soluzione.

 

Perché il piano non fa suo anche questo aspetto

proprio per l' essere l’ espressione dell’ Ente regionale?

 

 


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