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Spett.le Regione Friuli -
Venezia Giulia UFFICIO DI PIANO Servizio per la
programmazione energetica Via Udine, 9 34132 T
R I E S T E e, per conoscenza,
a Spett.le Riccardo
ILLY
Presidente
della Giunta Regionale del Friuli
Venezia Giulia
Piazza Unità
d'Italia 1 34121 TRIESTE Spett.le Assessore Gianfranco MORETTON
Direzione Regionale
dell'Ambiente Via Giulia 75/1 34126 TRIESTE Udine, 6 ottobre 2003 alla cortese attenzione dell' arch. Pietro Giust, direttore del Servizio OGGETTO : Osservazioni in merito alla Bozza di Piano Energetico Regionale n. 3585 Gentile Direttore facciamo seguito alla Sua e-mail del 10 giugno 2003 per formulare osservazioni e dare il nostro contributo in merito alla Bozza di Piano Energetico Regionale n. 3585 . Di seguito vengono espresse alcune valutazioni di carattere generale con allegati due elaborati attinenti alla bozza, dei quali il secondo è un'analisi che ne riguarda ogni singolo specifico capitolo . Per quanto attiene l'aspetto generale dell'argomento energia, dispiace notare come uno strumento così importante, come il P.E.R., abbia delle connotazioni che fanno pensare ad un "qualche cosa" realizzato "per forza ed alla svelta". In effetti vengono disattesi molti degli aspetti che questo documento dovrebbe contenere come, ad esempio, viene totalmente ignorata la specificità della Regione Friuli-Venezia Giulia, che rinuncia di fatto a far valere la sua caratteristica di regione a statuto speciale. A parere del CORDICOM FVG uno strumento di questa portata DEVE STABILIRE, in forma preliminare: A)
la sovranità della Regione
a statuto speciale nella gestione del territorio e delle risorse. La Regione NON DEVE ACCETTARE che per impianti fino a 300 Mw le decisioni possono essere prese in loco, mentre per quelli di dimensioni maggiori, che hanno inevitabilmente un pesantissimo impatto ambientale, siano altri a decidere per noi. E' un trattamento da vigilato speciale e non da statuto speciale . E' la Regione che deve riappropriarsi del SUO statuto, della gestione del SUO territorio ed occuparsi in maniera ferma e decisa della salute della SUA gente, stabilendo parametri che siano rispettosi della qualità della vita e dell'ambiente. Non bisogna sottovalutare questi ultimi due termini, perché la gente non tollera più che il Friuli-Venezia Giulia venga considerato "terra di conquista" da parte di personaggi che scelgono questo luogo per i loro investimenti proprio perché in questa Regione NON sono stati predisposti piani a respiro regionale, né regolamenti che attuino il principio della salvaguardia della qualità della vita e dell'ambiente. E' pur vero che qualche piano esiste, ma quei pochi in essere sono talmente generici (come il PER in proposta) che hanno permesso e continuano a permettere a questa gente di agire indisturbati con un potere discrezionale privo di seri controlli. B) il blocco TOTALE delle concessioni in
attesa dell' approvazione concordata del PER. Il PER non può prescindere da una seria programmazione regionale globale che tenga conto della specificità locale, delle esigenze nel medio termine e del contesto delle offerte delle zone limitrofe al nostro territorio in materia energetica. C) il tetto massimo di energia che la Regione è tenuta a fornire.Questo deve essere concordato e stabilito con forza e decisione con lo Stato nelle varie situazioni di incontro, come ad esempio nella Conferenza Stato-Regioni , in analogia con quanto già concordato da altre regioni che, per inciso, NON sono a statuto speciale. L'autonomia energetica è un requisito ampiamente raggiunto (149% del fabbisogno regionale con l'attivazione della centrale di Torviscosa) ! Altri due elementi importanti, ancora, devono essere trattati nel P.E.R.: · stabilire precisi parametri ambientali che devono essere rispettati anche dalle centrali già esistenti, in particolare da quelle altamente inquinanti come ad esempio quelle a carbone; · l'assoluto impegno da parte dei gestori delle centrali a rispettare le quantità di energia che si erano impegnati a produrre quando sono state concesse le autorizzazioni. D) la incentivazione della realizzazione degli impianti alternativiGli accordi internazionali prevedono non solo la diminuzione delle emissioni inquinanti e di quelle imputate di provocare un aumento dell'effetto serra, ma prevedono anche l'incentivazione e lo sviluppo della generazione di energia da impianti alternativi che in Regione possono essere facilmente realizzati. Ci riferiamo a tutta una serie di apparecchiature, solo per citare un esempio in ambito domestico quelli fotovoltaici, che se applicati su larga scala permettono di liberare una massa enorme di energia a favore delle attività produttive e quindi non pesare sull'economia generale. Di questo se ne parla inutilmente da decenni. La Regione, in verità, ha predisposto delle risorse che risultano essere una goccia rispetto alle necessità proprio per la mancanza di una visione globale del problema: un problema molto serio che viene trattato con superficialità, forse con fastidio, proprio perché non viene considerato un problema. Se
è vero che la Regione deve "pensare e decidere a livello
generale per il bene comune" è anche vero che non è
accettabile che possa venire barattata la qualità della vita e
dell'ambiente della gente che vive in una determinata zona, per favorire
interessi di parte. Purtroppo ci sono molti altri aspetti da proporre ancora, ma siamo convinti che lo sviluppo di una seria argomentazione con un apporto costruttivo da parte del Cordicom potrà concretizzarsi in un franco e sereno tavolo di dialogo, nei tempi e nelle sedi che ritenga più propizie. Siamo pertanto a richiede di essere convocati nelle sedi opportune per contribuire alla stesura di un Piano Energetico di respiro Regionale. Ringraziando
per l'attenzione che ci ha voluto dimostrare e rimanendo in attesa di gradite
comunicazioni, cogliamo l'occasione per porgere distinti saluti.
per il CORDICOM FVG
il Delegato Regionale
Luciano Zorzenone Allegato n° 2
elaborati -
Verso una evoluzione del paesaggio sostenibile -
Piano Energetico Regionale (osservazioni tecniche) allegato 1 VERSO UNA EVOLUZIONE DEL PAESAGGIO SOSTENIBILE Il profondo mutamento della struttura
economica e di quella territoriale nell'Italia del secondo dopoguerra, con un
rapido passaggio da una base ancora prevalentemente agricola ad un'altra,
industriale e progressivamente terziaria, e un correlato processo di notevole
espansione sia urbana che suburbana, accompagnato da intensi movimenti
migratori verso le città, ha per alcuni decenni riservato l'interesse
a tematiche di enorme impegno, certamente non ancora esaurite. La crescita e la concentrazione urbana, l'industrializzazione, l'ampliamento ed il rafforzamento della rete infrastrutturale, la difesa dei centri storici, la riqualificazione della città sono i temi di una riflessione che ha prodotto tuttavia una sorta di "disattenzione" nei confronti delle specifiche esigenze dello spazio rurale, peraltro non meno significative, proprio durante questo periodo di profonda trasformazione che ci ha restituito il nostro presente. La ricaduta in termini
geografico-territoriali è evidente per quel che riguarda le variabili
socio-economiche ed ambientali, ma altrettanto cospicuo risulta essere il
costo del cambiamento su valenze legate alla morfologia insediativa, alla
struttura del paesaggio ed agli aspetti storico culturali che lo
connotano. Il concepire il territorio in forma
discontinua e frammentata, effetto anche di un apparato normativo rivolto
alla perimetrazione di aree da vincolare in quanto emergenti sotto il profilo
estetico e naturalistico, ha ottenuto come esito interventi anche
pesantemente compromissori al di fuori delle superfici così
individuate e, tuttavia, così (non sempre) salvaguardate. Il paesaggio odierno si colloca come
risultante e sintesi di una serie di svariati e differenziati processi
evolutivi, come testo e documento, di squilibri ma anche di grandi
equilibri tra natura e cultura, e, in quanto tale, è da intendersi
nella sua accezione globale, soprattutto per quanto attiene l'approccio
conoscitivo. Tuttavia se per la storia dell'uomo disponiamo di documenti
millenari, per la storia delle trasformazioni dell'ambiente naturale solo da
breve tempo iniziamo a disporre di puntuali riferimenti. Una profonda conoscenza
e lettura del territorio tout-court, attraverso la comprensione delle
trasformazioni antropiche, oltre a quelle vegetazionali, faunistiche,
geomorfologiche, consente di tradurre il bagaglio analitico e di ricerca in
scelte progettuali sempre più appropriate, che suscitino di
approfondire ed arricchire ulteriormente la conoscenza. L'indagine assumerebbe carattere rilevante
sul territorio friulano, il cui paesaggio ha attraversato una fase di
significativa trasformazione compositiva e strutturale dei suoi principali
elementi costitutivi in epoca molto recente e dove ambiente naturale e ambiente antropizzato, con le rispettive dinamiche, hanno avuto conseguenze nel modificare
l'aspetto originario del paesaggio, a partire proprio dall'ambiente costiero per
risalire sino all'anfiteatro morenico del Tagliamento. Lo studio non si
porrebbe unicamente quale descrizione della genesi e dell'evoluzione delle
forme tipiche dell'ambiente di questo ambito territoriale, ma sarebbe legato
strettamente alla necessità di conoscenza e di rappresentazione degli
elementi sia fisici che vegetazionali nonché delle trasformazioni
antropiche, da riconoscere quali essenziali dati di base per l'eventuale
progettazione dello stesso ambiente e delle sue risorse. Un primo obiettivo, tra la
molteplicità degli altri obiettivi, è quello di concepire lo
spazio rurale come "costruito" dall'uomo nel corso della storia
altrettanto profondamente ed accuratamente che la città, ribadendo
l'inscindibilità, la connessione e la reciprocità tra ambiente
costruito ed ambiente naturale nonché il superamento della
classificazione in aree più o meno pregevoli e qualificate, da
"rispettare" o da sacrificare ulteriormente. Porre quindi l'ambiente
quale protagonista dell'assetto del territorio, teso a soddisfare il
nostro bisogno di natura e di cultura, e le valenze ambientali come variabili
principali. La ri-lettura del paesaggio
contemporaneo attraverso la conoscenza e la comprensione delle grandi
trame che lo hanno caratterizzato nonché l'individuazione di aree
omogenee (unità di paesaggio) consente di focalizzare l'attenzione
verso investimenti che possano essere di supporto ad articolate scelte di
gestione e progettuali anche in ambito locale dirette ad uno sviluppo del
territorio possibilmente garante della sua 'sostenibilità"
tracciando i presupposti per una politica volta alla sua valorizzazione. Se, da un lato, la costruzione dei
paesaggio friulano, come prodotto storico-sociale, è il risultato
di tre momenti rilevanti ovvero l'età romana, il periodo alto e
tardo-medioevale e il XJX secolo, dall'altro, a partire dai primi decenni
del Novecento, l'assetto del territorio subisce una fase dì rilevante
alterazione in termini sia qualitativi che quantitativi. La natura e soprattutto la forma di questo
territorio sono nondimeno il risultato del continuo processo di modellamento
fisico. Una complessa e articolata evoluzione morfologica ha condizionato ab
origine la fertilità dei suoli e la loro attitudine ad accogliere gli
insediamenti, residenziali, agricoli e produttivi. L'analisi dei caratteri del paesaggio e
delle sue principali trasformazioni a scala geografico-territoriale, è
correlata alla necessità di conoscenza e di rappresentazione sia degli
elementi fisici che antropici nel contesto, in modo da poterli riconoscere
quali essenziali dati di base per le idee progettuali. Discostandosi da quella che è
l'analisi e la valutazione del paesaggio esclusivamente sotto il profilo
della qualità
visiva, che rischierebbe di assumere preliminarmente, quale ipotesi
metodologica, la negazione di caratteri e connotazioni fondamentali in favore
di una più o meno perspicace sensibilità percettiva, è
possibile pervenire, attraverso un approccio applicabile a qualsiasi ambito,
alla complessa individuazione e descrizione di aree omogenee denominate
"unità di paesaggio geomorfologiche e reali", delineate
nell'organismo territoriale secondo criteri legati sia alla geologia, sia
alla pedologia, che all'importante azione antropica lungo la storia. Costituisce "unità di
paesaggio" ciascuna porzione di territorio individuata e differenziata
da fattori geologici e storico-culturali. Sono considerati tuttavia fattori
particolarmente energici di paesaggi nuovi gli ingenti interventi da parte
dell'uomo verificatisi, a partire dagli anni '20 lungo la fascia perilagunare
friulana, con le prime opere di bonifica integrale e il conseguente
riordinamento fondiario delle terre prosciugate, ed espletati nei comprensori
del Medio Friuli. Alle molteplici unità di paesaggio
proprie del territorio, ovvero configurato dalla geomorfologia, si affiancano
tutte quelle forme dettate dall'innovazione tecnologica e dirette pertanto a
processi di modificazione della proprietà fondiaria in rapporto al relativo
quadro politico-economico. Ogni elaborazione sia grafica che
analitico-descrittiva deve tenere adeguatamente conto del significato non
trascurabile delle presenze urbane, nella loro distribuzione e nel loro
incremento demografico. Il paesaggio odierno, la cui struttura
rimane strettamente correlata a fenomeni di tipo fisico, che hanno quindi
preordinato gli insediamenti secondo precipue direzioni, si è
configurato anche come risultante di un recente atteggiamento rivolto ad un
maggiore sfruttamento della terra e teso ad un processo di redistribuzione e
riorganizzazione della proprietà fondiaria. Verificato che ampie porzioni del
territorio friulano hanno sostenuto una radicale rimodellazione del paesaggio
su vasta scala, indirizzando principalmente tali interventi alle
estensioni più aggredibili dalle nuove tecnologie, la fase successiva
di analisi condurrebbe alla determinazione del grado di alterazione subito
dai vari paesaggi. Definire l'attuale consistenza e
distribuzione delle risorse di uno spazio territoriale non solo consente di
valutare l'impatto su di esso causato dallo sviluppo delle attività
umane, ma anche di ridurre al minimo i relativi conflitti. La valutazione del livello di degrado raggiunto
dalle diverse componenti naturali o dagli stessi manufatti esprime lo stato
di naturalità o di artificialità di un sistema. In tale
prospettiva si inserisce il concetto di "sostenibilità", che
di recente ha arricchito il dibattito contemporaneo attorno alle tematiche
territoriali anche a livello dell'UE. Gli estesi investimenti in agricoltura, nel
sottrarre al territorio spazi, non sono stati in grado di assicurare
stabilità e sviluppo economico senza provocare l'erosione e quindi la
compromissione del capitale costituito dalle risorse naturali e
storico-culturali. E' evidente l'importanza, affinché
si possa parlare di progresso economico dell'ottica che condiziona gli
interventi sul territorio in quanto risorsa in termini di uso,
particolarmente di riuso, consumo ed ovviamente inquinamento nonché le
loro ricadute sul paesaggio e sugli obiettivi sociali ritenuti adeguati. La politica di tutela delle residue risorse
ambientali attuata dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, prendendo avvio dal
Piano Urbanistico Regionale del 1978 oltre che dalla Legge Urbanistica
Regionale n.23/1968, delimita "quelle aree (Ambiti di Tutela Ambientale)
ove gli aspetti ambientali assumono particolare significatività,
rarità ed importanza ai fini dell'equilibrio ecologico regionale". In questo quadro di organizzazione del
territorio, il paesaggio che ne è derivato e che ci è stato
reso è un paesaggio fortemente semplificato) e desertificato
sotto il profilo degli elementi compositivi, sia per quanto attiene le
risorse che per la sua attuale fruibilità. La nostra realtà sociale, ormai
proiettata a forme di consumismo sempre più esasperate, se si prefigge
di evitare l'utilizzo ed il consumo di questo stesso ambiente come un
qualsiasi prodotto e se ritiene di dover pervenire ad un arricchimento della
"disponibilità di paesaggio pro-capite", in modo da
ottemperare alle varie esigenze in termini di qualità della vita,
necessita di porsi alcuni obiettivi anche attraverso il recupero e la
valorizzazione di antichi e nuovi paesaggi. Le varie fasi di analisi condotte
suggeriscono, come potenziale alternativa e possibile prospettiva di sviluppo
compatibile dei paesaggi che caratterizzano questo ambito territoriale, una
relativa riconversione" delle tendenze in atto, ponendoci non solo come
tecnici del territorio, ma come suoi fruitori, e rivolgendoci anche agli
attori economici amministratori di un bene. Drammatici ma altrettanto
concreti dati portano a constatare una sempre più evidente situazione
di "fuori mercato" delle nostre zone turistiche raffrontata con le
crescenti opportunità qualitative di paesi come la ex Iugoslavia, la
Grecia e potenzialmente I 'Albania assieme alla loro possibilità, non
esclusivamente strumentale, di porre in sinergia situazioni culturali apparentemente
distinte e distanti (vedi Venezia - Croazia). Nel quadro di una politica del territorio
volta alla sua valorizzazione e salvaguardia, in risposta al manifestarsi
sempre più evidente di squilibri, tensioni e carenza di prospettive
della presente civiltà, la "costruzione del paesaggio"
diverrebbe elemento di controllo razionale sulle grandi e microestese
trasformazioni, in vista di uno sviluppo più compatibile ed
equilibrato, seppure all'interno di una dinamica certamente più
complessiva. Pertanto, data l'importanza del nuovo Piano
Energetico Regionale per l'evoluzione futura del territorio friulano,
proponiamo la relativa metodologia di indagine conoscitiva, che,
discostandosi dall'analisi e valutazione del paesaggio esclusivamente sotto
il profilo della qualità visiva, in sintesi adotterebbe un criterio di
analisi dei caratteri del paesaggio e delle sue principali trasformazioni a
scala geografico-territoriale orientato: a)
all'individuazione e descrizione di unità di paesaggio
geornorfologiche e reali non solamente elementari; b)
alla verifica della stabilità, instabilità ed eventuale
possibile reversibilità dei paesaggi attraverso la storia; c)
alla rilevazione della attuale consistenza e distribuzione delle
risorse, d)
a considerare il distacco, la sovrapposizione, la regressione, ecc.
tra il paesaggio rurale ed altre forme di paesaggio; e)
ad affrontare in modo specifico l'abbandono o permanenza di eventuali
paesaggi di zone umide; f)
alla definizione della struttura generale del paesaggio e della trama
che costituisce un territorio. allegato 2 PIANO
ENERGETICO REGIONALE Capitolo 1 Elementi e sintesi del
piano Definizione
E’
lo strumento con cui la Regione individua gli obiettivi principali e le
direttrici di sviluppo e potenziamento del sistema energetico regionale per
produzione, trasporto e distribuzione dell’ energia definendo criteri,
parametri, limiti, linee di indirizzo e di coordinamento. Scopo Delinea il quadro della situazione
energetica del FVG e formula previsioni sulle tendenze energetiche più
probabili fino al 2010, con particolare riferimento al settore elettrico. Obiettivi generali: - aumento dell’ efficienza del sistema energetico regionale - costante controllo del fabbisogno energetico elettrico regionale - controllo e riduzione dei gas serra mediante aumento della produzione
energetica da fonti rinnovabili - riduzione consumi energetici -
miglioramento efficienza
energetica nei vari settori Obiettivi specifici: - controllo e garanzia del soddisfacimento del fabbisogno energetico, in
particolare elettrico, e riduzione del costo finale mediante: o
aumento dell’ efficienza
del sistema e della qualità degli impianti esistenti o
realizzazione di nuovi impianti
ad alto rendimento, basso consumo e ridotto impatto ambientale o
realizzazione reti
transfrontaliere per importazione energia elettrica - diffusione e sviluppo della produzione energetica da fonti rinnovabili - riduzione emissioni inquinanti e di gas responsabili delle variazioni
climatiche - perseguimento delle migliori condizioni ambientali, territoriali,
tecnologiche e di sicurezza mediante adeguamento, sostituzione,
razionalizzazione e ammodernamento degli impianti e delle infrastrutture
esistenti - riduzione dei consumi a parità dei servizi erogati mediante
criteri di risparmio e di uso razionali Scenario
elettrico attuale e di previsione (2000)
Il termine GWh indica i gigawattora Previsione fino
al 2010
Si prendono in considerazione due tipi di scenari - scenario spontaneo (senza
interventi programmati) coprirebbe l’ intero fabbisogno regionale fino ad
avere un esubero di offerta rispetto alla domanda pari al + 15 % - scenario programmato
(potenziamento centrale di Monfalcone, conferma della centrale di Torviscosa,
incremento di forni rinnovabili ecc.) fornirebbe un’ offerta superiore
alla domanda pari al + 64 % Considerazioni
1 - Sia gli obiettivi generali
che quelli specifici prevedono un aumento dell ' efficienza del sistema
energetico e della qualità degli impianti ma
non vengono date notizie sulle modalità da adottare per realizzare
quanto previsto. 2 - si prevede una riduzione dei
gas serra soprattutto mediante aumento della produzione di energia da fonti
rinnovabili. Ma se si guarda alla tabella riassuntiva
dello scenario attuale e programmato si nota che dal 2000 al 2010 l’ energia
prodotta dalle fonti rinnovabili passa dal 18 al 17 % mentre quella
proveniente dalle centrali termoelettriche (notoriamente produttrici di
anidride carbonica) passa dal 59 all’ 88 %. L’ unica nota positiva è
la riduzione delle perdite e delle importazioni. 3 - per diminuire il tasso di
gas serra e per aumentare l’ efficienza degli impianti perché
non si parla anche di controllo capillare dell’ efficienza di tutti gli
impianti di riscaldamento, di tutti i veicoli a motore esistenti in regione
nonché degli impianti a combustione utilizzati dall’ industria,
dal terziario e dall’ agricoltura? Capitolo
2
Quadro
conoscitivo generale
Viene analizzato il contesto europeo, il contesto nazionale
e quello regionale mediante la citazione delle varie leggi relative al
problema fino alla definizione del prezzo. Considerazioni Non c’è niente da segnalare in quanto vengono
riportate le disposizioni di legge. Capitolo
3
Analisi
della struttura energetica regionale
3.1 – Impianti al 31.12.2000
Reti di trasporto e distribuzione
Energia elettrica Si suddivide in: - rete nazionale gestita dal Gestore Rete Trasmissione Nazionale (GRTN) - reti locali cedute dall’ ENEL a società municipalizzate
locali GasdottiSi suddivide in: - rete di trasporto nazionale (gasdotti ricadenti in mare, da
importazione ed esportazione, interregionali, collegati agli stoccaggi del
sistema nazionale) - rete di trasporto regionale (gasdotti preposti al trasporto regionale
e ai quali si connettono le reti locali) - rete di distribuzione locale (condotte che allacciano le rete
regionale alle utenze finali) Oleodotti Sono due: - Oleodotto Transalpino da Muggia alla Germania - locale da Udine a Visco per prodotti raffinati Stoccaggi - In Regione ci sono 20 depositi di oli
minerali e GPL. 3.2 - Bilanci energetici
al 1995 Si
può fare un confronto fra l’ offerta e la domanda di energia esistente
nel 1995, quella esistente nel 2000 e già descritta nel primo capitolo
e quanto previsto per il 2010 in base ad uno scenario programmato. Poiché
la situazione del 1995 viene espressa con unità di misura (ktep) diversa
da quella del 2000 e dal 2010 (GWh), è stato necessario esprimere
tutto in percentuale che, essendo un rapporto, non ha bisogno di unità
di misura e quindi permette ugualmente di fare un confronto fra dati
altrimenti non correlabili. Riportando
quanto descritto dalla figura 6 di pagina 41 e collegando il tutto alla
tabella già presa in considerazione per il capitolo 1, si possono fare
alcune considerazioni che richiedono un minimo di chiarimento per i non
addetti ai lavori.
Considerazioni 1 - Tutti i valori energetici del
1995 vengono espressi mediante un unico parametro che viene ricavato dal
potere calorifero. Questo parametro è il ktep che significa
“migliaia di Tonnellate Equivalenti di Petrolio”. Non è spiegato come si ricava il valore
in ktep dell’ energia riferita alle centrali idroelettriche. Non è spiegato nemmeno perché in
questo caso si usi il ktep come unità di misura mentre al capitolo 1,
per lo stesso problema, era stato usato il termine GWh (gigawattora) (vedi
per lo scenario attuale e di previsione). Probabilmente è possibile ricavare un coefficiente di
conversione fra i due sistemi di misura utilizzando le calorie, ma allora
sarebbe stato opportuno segnalarlo nella relazione. 2 - Si continua a mescolare
il concetto generico di energia con quello specifico di energia elettrica. I
gasdotti e gli oleodotti servono, oltre che alle centrali termoelettriche,
anche agli impianti di riscaldamento e alle automobili.
Non si può citare l’ esistenza di queste materie
prime in un piano energetico che tiene conto anche dell’ inquinamento
atmosferico da gas serra e non tenere conto di quanto emesso da tutte le
possibili fonti di emissione. 3
– nonostante le affermazioni fatte negli obiettivi generali e specifici,
anche qui si conferma quanto già messo in evidenza nel primo capitolo
e cioè la tendenza ad aumentare la produzione di energia da centrali
termoelettriche a scapito di quella da fonti rinnovabili. In pratica l’ obiettivo principale da perseguire sembra
quello di ridurre l’ importazione e le perdite migliorando solo
l’ efficienza delle termoelettriche. Solo in questo senso si spiega la considerazione relativa alla
presenza di gasdotti e oleodotti e la previsione di energia derivante fino
all’ 86 % da centrali termoelettriche la cui emissione aerea è
quasi esclusivamente costituita da anidride carbonica. L’ obiettivo di diminuzione del gas serra viene vanificato
totalmente. 4
– dalla figura a pag 41 risulta che dal totale delle risorse, pari a
4102 ktep, ben 1346 ktep (pari al 33 %)
vengono inviati alle trasformazioni termoelettriche. Alla fine però si recuperano solo 503 ktep con una
perdita secca di 843 ktep pari al 63 % dell’ energia fornita. Che senso
ha una simile operazione sia dal punto di vista economico che da quello
ambientale visto che l’ emissione delle termoelettriche è solo
di anidride carbonica? 3.4 –
Disponibilità di fonti rinnovabili Per
fonti energetiche rinnovabili si intendono il sole, il vento, le risorse
idriche,le risorse geotermiche, le maree e il moto ondoso, i prodotti
vegetali e le deiezioni animali (biomasse), i rifiuti organici e inorganici. L’
energia eolica non è sfruttabile in regione a causa della
variabilità dei venti mentre quella solare si riduce ai pannelli
domestici e quella geotermica è limitata alla zona costiera per il
riscaldamento domestico, l’ agricoltura in serra, il comparto turistico
e l’ itticoltura. E’ sfruttabile l’ energia
idroelettrica, quella derivante dal trattamento delle biomasse e dall’
incenerimento dei rifiuti. In
pratica, a parte le centrali idroelettriche, anche l’ uso delle fonti
rinnovabili comporta produzione di anidride carbonica da combustione che si
somma a quella già contemplata nelle centrali termoelettriche. 3.5 – Gas serra e protocollo
di Kyoto Anche
se il calcolo della anidride carbonica è stato fatto in modo improprio
facendo riferimento a stime teoriche di quantità di combustibili
trasformati e consumati e adottando particolari fattori di conversione,
tuttavia è evidente che la maggior quantità di anidride
carbonica presente nell’ aria è dovuta alle centrali elettriche,
alla cogenerazione e al teleriscaldamento. Considerazioni
1 - Il calcolo è improprio perché una conversione
matematica del genere è possibile esclusivamente
con prodotti puri e non con miscele di sostanze come nel caso di
combustibili industriali o di benzine o addirittura di rifiuti vari. 2 - Anche in questo modo , comunque, risulta
evidente il contrasto fra l’obiettivo proposto di diminuire o limitare il
gas serra e la produzione di energia utilizzando centrali termoelettriche in
quantità pari all’ 86 % del totale. Capitolo
4 Indirizzi
energetici regionali con particolare riferimento al
settore elettrico In
pratica si ripete la presentazione della domanda e dell’ offerta di
energia al 2000 e alla previsione del 2010 già presa in considerazione
prima. Impianti convenzionali
1 - si prevede il potenziamento della centrale di
Monfalcone adottando tecnologie migliori. 2 - si prevede l’ entrata in servizio della centrale
di Torviscosa già autorizzata dallo Stato 4.4.1 - Fonti rinnovabili
Energia Idroelettrica
Si
prevede la possibile realizzazione di nuovi impianti e
l’ opportunità della riattivazione di impianti dimessi per un risparmio
di 76 ktep/anno. Energia da Biomasse
1 - dai residui di trasformazione del
legno si ipotizza la realizzazione di due impianti nel Manzanese 2 - da biomasse di allevamenti
zootecnici si ipotizza la realizzazione di 4 impianti dimostrativi localizzati
in comuni da definire 3 - da biomasse
lignocellulosiche derivanti da scarti di potatura e sarmenti della frutti
viticoltura, stocchi e paglie di cereali ecc. e destinati a case sparse, a
impianti di raccolta, a utenze agricole ecc. 4 - da biomasse con produzione
di biocombustibili liquidi dove si ipotizza la realizzazione di un impianto
di produzione di biodiesel da semi oleaginosi 5 - impianti per lo sfruttamento
dei residui forestali dove si ipotizza il teleriscaldamento in alcuni
territori montani e piccoli
impianti di caldaie a legna in pianura 6 - impianti per lo sfruttamento
dei residui di comparti industriali. La conclusione è: “si
potrebbe promuovere l’ allestimento di impianti” Energia eolica Non
esistono condizioni utilizzabili Geotermia Si
propongono due situazioni possibili solo sulle zone costiere fra Lignano e
Grado Energia dai rifiuti La
valutazione della potenzialità è basata sulla stima del
quantitativo di rifiuti prodotti e da usare come combustibile con una
emissione, oltre che di anidride carbonica, anche di altre sostanze non
controllabili Solare termico In
base ad una stima nazionale, si suppone o si prevede la possibilità di
installare 60.000 mq di pannelli solari. Non vengono previsti o citati
interventi pubblici per l’ acquisto o l’ installazione di tali
pannelli. Solare fotovoltaico Anche
qui si ripete la situazione precedente. Sulla stima nazionale fatta pari al
100 %, si prevede un obiettivo regionale proporzionato pari al 12 % di
pannelli ma non si cita alcun tipo di intervento. E’ opportuno ricordare che il sistema
fotovoltaico sembra rappresentare
la scelta ottimale per la produzione di idrogeno e che l’ idrogeno,
come combustibile, produce solo acqua come residuo della combustione. Oltre tutto, pur non essendo ancora competitivo
rispetto ai combustibili fossili, l'idrogeno, praticamente inesauribile e non
inquinante, è il mezzo ideale per accumulare e utilizzare
energia. Il costo dell’
energia ricavata in questo modo sembra nettamente superiore a quello delle
centrali termoelettriche, ma bisogna sottolineare che in questo calcolo non
si tiene conto del fatto che la materia prima è del tutto ed
eternamente gratuita, non si ha produzione di anidride carbonica, si
salvaguardia l’ ambiente e si garantisce la salute pubblica e dei
cittadini. 4.4.2 - Obiettivi lato domanda Per
la riduzione dei consumi nell’ edilizia si accenna all’
isolamento termico dell’ involucro mentre nell’ industria si
accenna sia al miglioramento delle tecnologia che ad interventi di cogenerazione
che infine al rifasamento dell’ impianto elettrico, alla coibentazione
degli edifici, il recupero del calore refluo ecc. Si accenna anche alla riduzione dei consumi nei
trasporti e nei distributori di energia elettrica e gas. 4.5 - Scenario di
previsione programmato Contrariamente a quanto discusso nel
titolo precedente, si fa riferimento solo alla produzione di energia
elettrica. Si dà per certo che la produzione
si baserà quasi escluvimente sulle centrali di Monfalcone e di
Torviscosa. Tutti gli altri sistemi di produzione di
energia elettrica (piccoli e medi impianti convenzionali, settore
idroelettrico, biomasse, rifiuti, pannelli solari e impianti fotovoltaici)
sono presi in considerazione solo come ipotesi. Capitolo
5 Requisiti
e criteri generali per impianti produttivi e infrastrutture energetiche La localizzazione degli impianti produttivi viene discussa
solo in modo teorico senza citare alcuna località specifica e lo
stesso discorso viene fatto anche per le reti di trasporto. Capitolo
6 Relazione
sulle conseguenze ambientali Sono essenzialmente due i punti
da chiarire. 1 – A pag. 100 si afferma che la
produzione termoelettrica è responsabile, da sola, del 40 % di
emissione totale di anidride carbonica nell’ aria della regione e che
tale dato si riferisce solo alla centrale di Monfalcone e a quella di
Servola. Oltre che all’ anidride carbonica, la produzione
termoelettrica produce anche il 14 % di tutti gli altri inquinanti (ossidi di
azoto, ossidi di zolfo ecc.). La nuova centrale di Torviscosa farà aumentare la
percentuale di responsabilità degli impianti termoelettrici, nelle
emissioni di anidride carbonica passando dal 40 % al 43 % con un incremento
del 3 %. Per gli altri inquinanti l’ incremento sarà del 4 %. Ma l’ obiettivo generale iniziale non era
quello di diminuire il gas serra aumentando la produzione energetica da fonti
rinnovabili? 2 – A pag. 101 si afferma che per il
2010 l’ incremento di produzione di energia elettrica da fonti
rinnovabili, rispetto alla situazione attuale, sarà pari al +
10 %. Come si è visto precedentemente, l’ utilizzo
delle fonti rinnovabili è solo ipotizzato mentre dalle tabelle dei
capitoli 1 e 3 si ricava che la produzione calerà dal 18 al 17%. Esiste una netta
contraddizione fra le affermazioni contenute in capitoli diversi. Allegati Fra gli scopi e obiettivi del PER, ci si propone di soddisfare due
esigenze e cioè: a – conoscere sia qualitativamente che
quantitativamente i flussi energetici regionali b – correlare le variabili energetiche e
quelle socio economiche. Come dimostrato sopra, il PER
parla di produzione di sola energia elettrica ma riporta anche l’
entità di consumi di altro tipo (riscaldamento, trasporti ecc.), cita
e prende in considerazione soltanto come ipotesi il sistema di produzione di
energia da fonti rinnovabili ma suggerisce il risparmio energetico anche
mediante l’ isolamento delle pareti degli edifici privati e
industriali. Fra questi concetti però non
esiste alcuna correlazione diretta; vengono citati improvvisamente e
singolarmente in varie posizioni della relazione come se il piano stesso
fosse stato assemblato dal lavoro di più persone che non si occupano
del problema in modo collegiale. Un tal modo di affrontare il problema non permetterà
mai di conoscere la realtà dei flussi regionali e men che meno di
correlare le variabili energetiche a quelle socio economiche. Manca
evidentemente un sentiero univoco e uniforme che permetta una raccolta di
dati fatta in modo logico. Tale mancanza è oltretutto resa evidente
dall’ uso di più unità di misura di riferimento. Se si
decide di utilizzare il tep come unità di misura, lo si utilizzi
sempre anche al posto del MWh ma, essendo una unità di caloria
termica, si spieghi anche come viene applicata per esempio alle centrali
idroelettriche che non funzionano a combustibile. Infine,
manca qualsiasi accenno al problema del controllo analitico della
qualità dell’ aria per verificare la effettiva diminuzione degli
inquinanti. Si fa notare che il controllo analitico
non può essere sostituito da un calcolo teorico ricavato dalle
quantità di combustibile necessario e non può nemmeno essere
affrontato con una serie di centraline fisse poste a distanza dal punto di
emissione dal momento che basta una leggera brezza per cambiare nettamente la
composizione dell’ aria da analizzare. Come è prescritto per
legge, le determinazioni vanno fatte direttamente in camino. Considerazioni
finali Già da quanto preso in
considerazione si può concludere quanto segue. Prospettive
1 ) gli
obiettivi dichiarati sono quelli di aumentare la produzione energetica
regionale, fino ad avere un surplus da esportare, tenendo conto del rispetto
ambientale e della riduzione di gas serra (anidride carbonica). 2 ) gli
obiettivi vanno perseguiti attraverso l’ aumento di efficienza degli
impianti esistenti e l’ aumento dell’ uso di fonti rinnovabili e
quindi non produttori di gas serra
3 ) gli
obiettivi vanno perseguiti anche mediante il controllo continuo dell’
efficienza Realizzazioni proposte1 - l’ utilizzo delle fonti rinnovabili si riduce a una semplice
ipotesi o a uno studio di fattibilità. 2 - solo per le centrali
idroelettriche e per i pannelli solari si prevede una soluzione reale, ma per
le prime si suppone una riattivazione di impianti dimessi, probabilmente
obsoleti e di efficienza limitata, mentre per i pannelli solari viene
lasciato al singolo utilizzatore l’ acquisto e la messa in opera 3 - tutto il piano si basa
essenzialmente sul potenziamento della centrale termoelettrica di Monfalcone
e sulla attivazione della centrale di Torviscosa. 4 - come risulta da pag 41
l’ energia ricavata dalle
centrali termoelettriche è pari al 37 % dell’ energia fornita
per il loro funzionamento. Il deficit segnalato si riferisce al 1995 e quindi ancora
attuale ma è di un tale livello che non si spiega il motivo per cui le
centrali termoelettriche vengano ancora prese in considerazione. 5 -
nonostante l’ obiettivo iniziale sia quello della riduzione di anidride
carbonica, è da sottolineare che l’ utilizzo di centrali
termoelettriche comporta proprio la massima emissione di anidride carbonica
(vedi tabella a pag. 65). E’ evidente
il contrasto fra l’ obiettivo ipotizzato e la soluzione proposta. 6 - la
quantità di anidride carbonica viene calcolata sempre in assoluto
facendo uso di fattori di conversione dalla quantità supposta di
combustibili iniziali. Questo sistema
è sbagliato perché: - dal punto di vista chimico il calcolo è possibile
esclusivamente con composti puri e non con miscele di composizione nota ma
variabile o addirittura con materiali (per es. rifiuti) di composizione
ignota - la segnalazione in assoluto (tonnellate di anidride carbonica prodotta
o calcolata) non tiene conto della superficie territoriale su cui tale
quantità viene distribuita e tanto meno delle possibili concentrazioni
tossiche in zone delimitate. - In tal modo non è possibile impostare alcun sistema di
monitoraggio per migliorare eventuali situazioni pericolose 7 - il blackout di energia verificatosi
il 26.6.2003 è dovuto all’ uso eccessivo di impianti di
condizionamento dell’ aria. Ma la produzione di aria condizionata è
direttamente correlabile all’ aumento di temperatura tipico dell’
effetto serra. Non è possibile concepire un
aumento di produzione di energia mediante un sistema la cui caratteristica
è proprio quella di produrre anidride carbonica. E’ il
classico cane che si morde la coda. 8 - anche volendo accettare
l’ uso quasi esclusivo di centrali termoelettriche, bisognerebbe perlomeno
prevedere un sistema di assorbimento dell’ anidride carbonica prodotta
e un suo utilizzo utile per ridurre l’ effetto serra citato negli
obiettivi. In
questo senso esistono due possibili soluzioni: o
realizzazione di zone verdi o
boschive che utilizzano l’ anidride carbonica come alimento principale
per il proprio sviluppo. Rimane da considerare se tale soluzione è
possibile nelle zone diMonfalcone e di Torviscosa o
assorbimento della anidride
carbonica e suo utilizzo come materia prima per la produzione di metano o di
benzina sintetica. Il processo è stato inventato in Germania nel 1936
d è stato utilizzato per tutta la durata della seconda guerra
mondiale. E’ da vedere se è economicamente conveniente
o se è fattibile solo con una economia di guerra in cui l’
aspetto economico non viene considerato. Se però si tiene conto dal prezzo attuale del
petrolio rispetto a settant’ anni fa e della tecnologia attuale
sicuramente migliore rispetto a quel tempo, si può perlomeno prendere
in considerazione il problema 9 - rimane da sottolineare, come
già fatto per il capitolo 1, che si dovrebbe prevedere anche il
controllo capillare dell’efficienza di tutti i punti di emissione di
anidride carbonica come per esempio gli impianti di riscaldamento domestico e
gli scarichi degli autoveicoli 10 - una
produzione di tipo termoelettrico necessita anche di un valido sistema di
raffreddamento che, di solito, viene realizzato con acqua. Il piano
però non riporta né da dove verrà attinta l’ acqua
né dove verrà smaltita dopo l’ uso né soprattutto,
essendo calda dopo l’uso, non specifica le condizioni in cui
verrà smaltita e gli effetti che produrrà sull’ ambiente.
11 - il piano non specifica a
chi verrà commissionato il VIA per le centrali termoelettriche. Si
ricorda che il VIA è obbligatoriamente statale per centrali con
potenzialità superiori a 300 MW e regionale con quelle superiori a 50
MW. 12 -
perché il piano non prevede nemmeno l’ ipotesi dell’ uso
di idrogeno come combustibile e di un sistema fotovoltaico per la sua produzione? CONCLUSIONI Il piano presenta vari difetti che dovrebbero essere
valutati e discussi anche con l’ apporto di altri punti di vista
soprattutto scientifici. 1 – il piano non
è coerente perché: a – si pone l’
obiettivo di una diminuzione di anidride carbonica e poi alla fine riconosce
che la sua applicazione comporterà l’ aumento del 3 % di questo
gas clima alterante b – si pone
l’ obiettivo di aumentare l’ uso di fonti rinnovabili e poi ne
prevede la realizzazione solo a livello di ipotesi. Nonostante le indicazioni internazionali
prevedano per il futuro l’ adozione di idrogeno come combustibile
principale, il piano non ne fa cenno. c – parla in
modo totalizzante di tutti gli aspetti energetici (tipi di energia, materie prime, produzione,
trasferimento, consumo per riscaldamento, per traffico ecc.) e poi , per la
sua messa in opera, prevede in modo quasi esclusivo il potenziamento della
centrale di Monfalcone e la realizzazione di quella di Torviscosa 2 – il piano è incompleto perché: pur dichiarando di perseguire le migliori condizioni
ambientali (obiettivo specifico), non si fa carico per esempio di spiegare : a - come intende assorbire o eliminare l’ anidride
carbonica prodotta; b - quanta acqua sarà necessario prelevare dalle falde
sotterranee per il raffreddamento nelle centrali termoelettriche visto il
pericolo di impoverimento delle falde e quindi, con la penetrazione del mare
nella zone profonde, dell’ aumento della salinità dell’
acqua potabile; c - quali saranno le condizioni dell’
acqua usata per il raffreddamento, nelle centrali termoelettriche, al momento
dello scarico; d - quale sarà il livello di rumore
durante la produzione; e - in genere quali saranno gli effetti
sull’ ambiente e sulla salute della popolazione sia il funzionamento
degli impianti che lo smaltimento dei residui solidi, liquidi o aerei. 3 – il piano è settoriale perché: a pag. 92 viene riportato e riassunto l’ intervento
finanziario da ripartire nei vari obiettivi. Le voci di destinazione parlano di energia, risparmio
energetico e fonti rinnovabili. Non si fa cenno però ai danni derivanti dalla produzione di
energia e al costo sociale che la comunità deve comunque accollarsi
per la loro riduzione o soluzione. Perché il piano non
fa suo anche questo aspetto proprio per l' essere
l’ espressione dell’ Ente regionale? |
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