Cordicom FVG

 


C O R D I C O M    N E W S

 

 

Relazione delle attività: il comitato ha raccolto circa 2000 firme avverso la realizzazione dell’elettrodotto, si è fatto promotore di incontri tra gli amministratori locali, ha collaborato alla stesura del documento che i Comuni di Moggio, Amaro, Trasaghis e Cavazzo hanno fatto proprio per confutare gli argomenti dello studio d’impatto ambientale della Fantoni s.p.a. a sostegno della valutazione d’impatto ambientale, che si riporta integralmente.

 

Raccomandata A.R.

 

Spett.le

Servizio Valutazione Impatto Ambientale

c/o Direzione Centrale dell'Ambiente e dei Lavori Pubblici.

Via Giulia, 75/1

34136 TRIESTE

 

Al Comune di Moggio Udinese

Piazza Uffici

33015 Moggio Udinese.

 

Oggetto:     OSSERVAZIONI VERSUS STUDIO D'IMPATTO AMBIENTALE,

Elettrodotto "Osoppo - Sella di val Dolce"

 

     La presente relazione, ad opponendum, si impone conseguentemente alla lettura degli elaborati di Studio d'Impatto Ambientale, relativi all'elettrodotto "Osoppo - Sella Val Dolce", curati da un gruppo di lavoro della ERM Italia s.r.l., effettuati per conto della ditta Fantoni SpA  e dalla Foi & Vitali SpA, rispettivamente proponente e progettista - costruttore dell'infrastruttura menzionata.

     L'ipotesi di progetto prevede la connessione diretta con l'estero (Austria), tramite linea di trasmissione aerea, in doppia terna da 132 kV, interessando il territorio della provincia di Udine per 46 chilometri e specificatamente i comuni di Paularo - Arta Terme, Pontebba, Moggio Udinese, Amaro, Cavazzo Carnico, Trasaghis, Osoppo, Gemona del Friuli, Buja.

     Il presente documento si aggiunge, in rapporto alle normative vigenti sull'iter di Valutazione d'Impatto Ambientale, ad altri atti formali avversi al progetto, già presentati alle sedi competenti dal Comune di Moggio Udinese e da altre Comunità locali il cui territorio è interessato dall'infrastruttura. Segue e si unisce alla presa di posizione del costituito "Comitato per la salvaguardia del territorio alpino" che nell'incontro del 5 maggio u.s. l'Assessore regionale allo sviluppo, programmazione e auditing, alle risorse economiche e finanziarie, al patrimonio e ai servizi generali, dott. Augusto Antonucci, ha espresso le motivazioni di contrarietà al progetto, e che alla data odierna ha raccolto nei comuni di Paularo, Pontebba, Moggio, Amaro, Arta Terme un numero di oltre 2.000 adesioni di opposizione alla prospettata infrastruttura.

     Le argomentazioni e le considerazioni addotte contro il progetto dell'elettrodotto sono varie ed articolate e sono altresì rafforzate dall'analisi della documentazione in esame, relativa all'impatto ambientale dell'opera sul territorio.

     La voluminosità dello Studio d'impatto Ambientale prodotto ("Rapporto finale - SIA", relativi Allegati, "Metodologie d'analisi ed impatti di second'ordine" e "Sintesi non tecnica"; il tutto nel seguito della presente denominato SIA), contrariamente a quanto possa apparire ad un esame superficiale, non depone a favore della sua completezza e precisione; risulta, invece, essere uno sterile esercizio accademico di erudizione e sintesi di informazioni tra le più disparate che spesso non costituiscono neppure un supporto utile allo scopo finale dello studio. Questo non sarebbe di per sé grave, considerato che è possibile leggere il documento come un arricchimento culturale, escludendo, ovviamente, i grossolani errori sparsi nel testo. Tuttavia, lo scopo del SIA non  è quello didattico - pedagogico ed è sostanzialmente inammissibile che si dia maggiore risalto alle descrizioni generali che ad un puntuale bilancio dei costi e dei benefici ambientali, questi ultimi, all'opposto, affatto trascurati.

     Esaminando la documentazione presentata dello SIA, si rilevano numerose carenze nei contenuti, ridondanza di argomenti trattati, mancanza di coerenza, errori ed elevati margini di soggettività d'analisi, affrontata in modo parziale e sbilanciata territorialmente. In definitiva una lettura difficoltosa per la mancata chiarezza e la presenza di una selva d'argomenti, spesso avulsi anche dal contesto definito di "area vasta", che conducono ad una fumosa confusione ed in cui il lettore stenta a ... "trovare la VIA".

     Esula da questa breve relazione elencare pedissequamente tutte le incongruità, gli errori e le insufficienze riscontrate; saranno considerati solo alcuni esempi eclatanti e sufficienti a confermare il giudizio negativo sul progetto dell'elettrodotto proposto e la qualità dello SIA specifico, riservando, se necessario, di inoltrare in tempi successivi il dettaglio dell'esame critico del documento.

 

1)      Nell'ottica di uno sviluppo industriale, la Fantoni SpA prevede un aumento dei consumi energetici (cfr. § 2.1) ed ipotizza, tra le alternative, la costruzione di una centrale a gas a ciclo combinato che produca 50 MWe  a fronte di una richiesta attuale di 40 MW. Le considerazioni che portano la Fantoni SpA a scartare tale alternativa, in favore della costruzione dell'elettrodotto, sono di ordine squisitamente ambientale, anzi, "macroambientale", riconducibili al problema delle emissioni di gas serra. L'alternativa è liquidata in poche parole, senza tenere conto che l'energia proveniente dall'Austria non è totalmente (100%) "energia verde" (l'aliquota è del 70%); inoltre si fa riferimento ad una potenza, necessaria per lo sviluppo, di 50 MWe mentre, con l'elettrodotto a doppia terna si importerebbero dall'Austria 130 MW per ogni singola terna (§ 3.2.2 del SIA). E' quindi opportuno comprendere perché, con l'alternativa prescelta dell'elettrodotto "Osoppo - Val Dolce", s'intenda importare cinque volte la potenza energetica, rispetto all'ipotesi potenziale della centrale a gas a ciclo combinato.

Considerato il più che significativo divario tra la potenza da importare e quella richiesta per l'utilizzo ed essendo a tutti noto che l'energia elettrica non può essere immagazzinata, è prevedibile che l'esubero sia destinato ad una successiva commercializzazione, con profitti considerevoli per l'Azienda nel breve-medio periodo, sino all'annullamento della convenienza (cambiamento delle condizioni di mercato) ed al successivo "abbandono" della linea, senza alcuna garanzia riguardo allo smantellamento ed ai ripristini ambientali irrinunciabili a fine vita dell'impianto.

2)      Nel § 2.1 del SIA si afferma: "...la realizzazione dell'opera in esame andrebbe ad affiancarsi alle interconnessioni con i paesi confinanti (sebbene come linea diretta)." Il termine "affiancarsi" è affatto fuori luogo, infatti  il tracciato previsto, per la maggior parte del suo sviluppo, non si affianca ad altre connessioni perché percorrerebbe territori inviolati da infrastrutture aeree. Pertanto risulterebbe in contraddizione con le stesse linee guida previste dalla bozza del Piano Energetico Regionale (L.R. 30/2002), che prevede l'individuazione di corridoi dedicati per le infrastrutture energetiche, onde evitare la frammentazione e la sregolata compromissione degli ambienti e del paesaggio regionale. Nelle more d'applicazione del Piano Energetico Regionale e dell'individuazione dei corridoi preferenziali, non è corretto lasciare al singolo Privato l'iniziativa, che impone con propria scelta, di individuare nuove corsie privilegiate, senza un'adeguata programmazione generale che tenga conto non solo dell'economicità e della salvaguardia funzionale delle infrastrutture ma svolga considerazioni più precise e dettagliate sugli effetti socio-economici, ambientali e paesaggistici riguardo ai territori attraversati. In sostanza è vincolante un'attenta pianificazione pubblica, che valuti costi e benefici sui valori diretti ed indiretti, per perseguire concretamente i principi dello sviluppo compatibile e sostenibile.

3)      Il tracciato dell'elettrodotto segue il criterio progettuale di minimizzare la lunghezza della linea, per ovvi motivi di risparmio sui costi di realizzazione e secondariamente, per diminuire gli impatti ambientali proporzionati alla lunghezza. Nulla da obiettare sulla argomentazione economica ma per quanto riguarda la considerazione ambientale è da rilevare che si tratta di una valutazione affatto soggettiva che, fatta a priori non tiene conto delle caratteristiche delle zone attraversate, solo successivamente analizzate dal SIA. Impensabile, ad esempio, sarebbe attraversare con un elettrodotto il parco di Villa Manin di Passariano, solo perché risulta il percorso più breve! Certamente si dovrebbero scegliere delle deviazioni o delle alternative al percorso. Alternative che, nel caso specifico dell'elettrodotto "Osoppo - Sella Val Dolce" non si sono tenute in giusta considerazione, pur consapevoli di dover violare zone fra le più pregevoli della Regione del punto di vista paesaggistico e naturalistico, accantonando le poche opzioni citate con argomentazioni deboli e di poche righe, preoccupandosi maggiormente di non allungare il breve tracciato previsto in territorio austriaco e di non "urtare" la sensibilità ambientale dei campi sciistici.

4)      In relazione al tracciato di massima (§ 2.2.2.2 del SIA) si evidenzia l'incoerenza nelle scelte dei criteri progettuali che vedono in certi casi privilegiare i corridoi esistenti, in altri, ove le valenze ambientali sono di tutto rilievo e d'importanza europea ( Siti d'Interesse Comunitario, Aree di reperimento, Important Birds Areas, ecc.) non si adottano gli stessi criteri ma si seguono esclusivamente quelli economici. Il tracciato a sud di Amaro, ad esempio, interessa la valle del lago di Cavazzo piuttosto che la valle del Tagliamento perché "...la prima è già attualmente interessata dal tracciato dell'autostrada e da un elettrodotto esistente, nonché dalla presenza della centrale di Somplago. Ne deriva perciò un minor impatto visivo relativo al nuovo Elettrodotto." Perché non seguire gli stessi criteri anche nella parte settentrionale del tracciato?

Le alternative analizzate dal SIA sono, a dir poco, ridicole, infatti non  mettono in discussione il tracciato di massima ma si limitano ad analizzare opzioni su brevi tratti, paragonabili a sgradevoli  "variazioni sul tema" che, confrontate con il tracciato principale, facilmente lo confermano. E' da sottolineare che il Piano Energetico Regionale,  richiamato dallo stesso SIA, fra gli articolati contenuti ed obiettivi "..nel rigoroso rispetto delle compatibilità ambientali..."(art.6, com.2, L.R. 30/2002), determina le linee guida i limiti ed i criteri di localizzazione delle infrastrutture energetiche con "l'individuazione dei fattori ambientali e urbanistici escludenti l'insediamento delle diverse tipologie di impianti destinati alla produzione e al trasporto dell'energia"( art. 6,  com. 3, lett.d, L.R. 30/2002).

Lo Studio in questione, contraddittoriamente, non segue le linee guida indicate del Piano Energetico Regionale che escludono l'attraversamento di aree sulle quali insistono vincoli amministrativi di vario livello, presenti ed interessanti la maggior parte del tracciato. La linea inoltre si sviluppa in un ambito territoriale critico, risultando molto problematico e/o impossibile il superamento dei problemi d'impatto ambientale.

5)      La scarsa valutazione delle alternative di percorso ha portato a dimenticare le varie possibilità d'utilizzo di corridoi preferenziali già esistenti. Per le reti d'interconnessione con l'estero, il Piano Energetico Regionale ha come obiettivi "...la razionalizzazione e il potenziamento delle reti esistenti nel rispetto dei criteri e requisiti generali previsti, anche con riferimento alle reti di distribuzione mediante lo smantellamento di linee obsolete e la realizzazione di una nuova e più efficiente rete distributiva...".

La ricerca di soluzioni progettuali alternative al tracciato proposto appare indispensabile, anche analizzando seriamente la possibilità di utilizzare a breve termine elettrodotti e/o linee che verranno dismesse e/o potenziate, in coerenza con gli obiettivi della L.R. 30/2002 e del Piano Energetico Regionale. Non ultima va valutata la possibilità di interrare la linea sotto il piano viabile di strade od usufruendo di infrastrutture già presenti ed inutilizzate od in fase di abbandono (es.: tracciato vecchia linea ferroviaria,  tracciato I° metanodotto in fase di dismissione e quant'altro).

6)      La localizzazione dei sostegni (tralicci) sulla cartografia adottata dal SIA è di prima approssimazione e quindi suscettibile di variazione. Considerati la scala d'analisi, il contesto territoriale di elevata variabilità geo-morfologica, con problemi non secondari  di tipo idrogeologico e di stabilità dei versanti, gli scostamenti dal tracciato in fase esecutiva potranno anche essere significativi rispetto al previsto, inficiando le valutazioni d'impatto paesaggistiche e gli indici d'attribuzione di visibilità della linea.

7)      Lo SIA non definisce chiaramente se la valutazione è relativa ad una o due terne da 132 kV ciascuna, si limita ad affermare che la seconda terna verrà armata in tempi successivi ed utilizzata quale linea d'emergenza (cfr. § 3.2 del SIA). Naturalmente, soprattutto per quanto riguarda le considerazioni d'impatto sulla salute umana le differenze, tra linee a singola terna e linee a doppia terna,  risultano significative. Non esiste, nel SIA, una cartografia di dettaglio ove siano riportate le varie fasce di influenza del campo elettrico e d'induzione elettromagnetica ai vari livelli d'intensità previsti dalle normative vigenti (0,2 μT; 0,4 μT; 3 μT), tale da evidenziare l'esclusione da radiazioni per le abitazioni, anche isolate, già inserite in cartografia e/o di recente costruzione, non segnalate sulle carte topografiche. Riguardo alle radiazioni, l'analisi dei ricettori critici attuata dallo Studio si rivela sommaria, individuando gli stessi solo su base topografica e toponomastica (cfr. § 5.3.7 del SIA). Non conforta sapere che il SIA, palesemente dichiara che gli aspetti inerenti la salute pubblica godono di minor approfondimento rispetto ad altri (cfr. § 3.3.5 del SIA).

8)      L'area interessata dallo SIA è stata suddivisa in 5 Unità Paesaggistiche Elementari (UPE) (cfr. § 5.2.8.3. del SIA) cioè "...porzioni di territorio aventi caratteristiche simili tra loro dal punto di vista naturalistico, storico-insediativo ed estetico-percettivo." Accettata questa definizione, risulta del tutto erronea e fuorviante l'attribuzione ad un'unica unità (UPE n°4) per il territorio che comprende la bassa Val Aupa e l'alta Val Aupa, distinte dal punto di vista geologico, morfologico, naturalistico, antropico, sociale e storico. L'UPE n° 5  soggiace alla stessa valutazione sommaria, non considerando le sostanziali differenze tra l'alta Val Pontebbana e la Val Dolce sino all'omonima Sella. Vale la pena ricordare come anche il SIA indichi, per queste aree, il più alto valore di biodiversità, non solo rispetto al tracciato dell’elettrodotto, ma valevole per l’intera regione.  Il non rispetto dei criteri e delle definizioni adottate comporta un aumento del grado di variabilità e soggettività nella valutazione delle componenti e l'invalidazione delle matrici sulle quali si basa il sistema dello SIA. In effetti, in tutto lo Studio, si riscontra un maggior grado d'analisi e di dettaglio per le zone interessate dal tracciato a sud di Amaro, relativi alle UPE n°1, 2 e 3, mentre si trascurano molti aspetti delle stesse analisi per le zone alpine, UPE n° 4 e 5.

Un esempio di analisi "sbilanciata" valga per tutti: lo SIA analizza dettagliatamente l'idrologia di bacini minori nei pressi di Trasaghis e Bordano, (§ 5D1.1.4 del SIA) riportando minutamente i parametri idrologici e morfologici e tralascia completamente un'analoga analisi per i bacini  del torrente Aupa, del torrente Pontebbana e per importanti tributari del fiume Fella, nonostante lo sviluppo del tracciato interessi maggiormente proprio i territori sottesi dai bacini testé menzionati, caratterizzati dal più alto rischio idrogeologico dell'intera Regione (i recenti eventi calamitosi - 29 agosto 2003-, i cui effetti sono ben visibili, lo pongono in grave evidenza). Il preoccupante  dissesto idrogeologico rende questi territori "sovrasensibili" e sono limitati, per la situazione, i comuni parametri di valutazione d'impatto ambientale. Non pare sensato interferire ulteriormente su aree ad elevato rischio di dissesti (solo in val Aupa sono stati rilevati 135 fenomeni franosi - dato del Corpo Forestale Regionale).

In effetti, per il settore centrale della linea, già a livello di scelta del tracciato di massima si tengono in buona considerazione i rischi idrogeologici (cfr. § 2.2.2 del SIA) e si opta per la val del Lago piuttosto che la val Tagliamento perché "I versanti di tale valle risultano inoltre interessati da vaste aree franose...". Si sottolinea questa ennesima incongruenza, nel criterio di valutazione rispetto al settore settentrionale del tracciato, come esempio di analisi territoriale squilibrata e parziale.

9)      Fra le carenze  presenti nello SIA è da rilevare anche la mancata analisi delle modifiche d'uso del suolo a livello di bacino idrografico e dei conseguenti effetti che l'apertura di strade d'accesso e di fasce di taglio raso possono avere sui delicati regimi idrologici del complesso sistema idrografico delle valli montane (apprezzabili alterazioni dei parametri idrologici), già sensibili  per motivi intrinseci: geomorfologici, litologici e climatici.

10)  Ulteriore assenza riscontrata è l'analisi delle aree vincolate ai fini idropotabili, che rientrano nelle aree sensibili e soggette a valutazione d'impatto. Lo SIA esaminato, non individua le interferenze verso i punti di prelievo di acquedotti per l'approvvigionamento idrico destinato al consumo umano ed i corpi idrici superficiali riservati al medesimo uso.

11)  Altra mancanza riscontrata è l'assenza dell'effettiva corrispondenza tra diversi argomenti trattati e la pratica restituzione, quali-quantitativa, necessaria per l'analisi e le stime sintetiche dello SIA. Questo, anche per argomenti rilevanti ai fini dell'impatto, come le interferenze geopedologiche, l'idrologia, la fauna, le attività socio-economiche e la valutazione integrata con gli impatti di altre infrastrutture già esistenti sul territorio.

12)  Riguardo alla valutazione della visibilità dell'opera le stime sono carenti perché, oltre a considerare limitate direttrici, trascurano di evidenziare la fascia di taglio raso da mantenersi necessariamente per la sicurezza dell'infrastruttura che risulterebbe senz'altro visibile anche da elevate distanze. Sempre per quanto riguarda lo squilibrio del SIA si rileva come per l'area montana non vi siano simulazioni ed inserimenti fotografici dei tralicci che, invece, sono presentati per la parte più meridionale. Le localizzazioni dei punti di vista sono ridotte e le fotografie presentate nelle cartografie del SIA sono di qualità scadente e riprese utilizzando obiettivi grandangolari e/o panoramici che allargano il campo visivo, falsando le reali proporzioni.

13)  Lo SIA appare carente anche nell'analisi dei rapporti tra il progetto dell'elettrodotto e diversi atti regionali e locali di pianificazione. Non sono considerati gli strumenti regionali e locali della pianificazione silvo-pastorale (tranne, ennesimo esempio d'analisi parziale e sbilanciata, quelli della Comunità del Gemonese). Affatto assente l'attenzione per la programmazione socio-ecnomica  della Comunità Montana "Canal del Ferro-Val Canale". Non sono presi in considerazione i piani attuattivi  della Regione, relativi al Piano di Sviluppo Rurale, promossi e finanziati dalla Unione Europea ed in avanzata fase esecutiva. Lo SIA non tiene conto della pianificazione antincendi boschivi e della relativa cartografia del rischio piroclimatico che, considerate le caratteristiche morfologiche, orografiche e vegetazionali delle zone attraversate dall'elettrodotto, prevede essenzialmente l'utilizzo di mezzi aerei per lo spegnimento. Un elettrodotto di tali dimensioni con tralicci di 42 m d'altezza e doppia terna di conduttori più il cavo di guardia costituiscono certamente un impedimento non di poco conto nell'attività di estinzione degli incendi

14)  Nello SIA sono presenti "confusioni legislative" (cfr. § 5.2.8.2. del SIA) riguardo al vincolo idrogeologico e forestale, si afferma che la cartografia del vincolo idrogeologico, datata 1984 e fornita dalla Regione, è scarsamente utile perché non aggiornata. Il riferimento non trova conferma perché la cartografia del vincolo idrogeologico è ormai dettagliatamente nota e definita catastalmente, risalendo al R.D. 3267 del 1923.

Altro esempio di confusione, presente nello Studio e riguardante le normative vigenti, interessa la L.R. 30/2002 (cfr. 2.1.del SIA) citata a proposito dell'articolo 13 della stessa. Richiamando il disposto di legge è evidenziata, entro la procedura di VIA, la stipula di accordi di programma tra Regione, Provincia e Comuni interessati dall'infrastruttura ed è asserito che tale attività è già stata avviata dal "Proponente" (Fantoni SpA). Si "dimentica" che tale norma si riferisce in modo specifico ad elettrodotti di interesse nazionale (art. 13, comm. 1, L.R. 30/2002), mentre, per gli altri casi, il provvedimento del VIA è rilasciato secondo le modalità di cui alle disposizioni statali e regionali previste per l'istituto della conferenza dei servizi (art.3, art.13, L.R. 30/2002). In base a quanto presentato nello stesso SIA, l'elettrodotto è di connessione diretta con l'estero e non ha alcuna rilevanza nazionale. Interessante, a questo punto, sarebbe conoscere quali "accordi di programma" siano stati avviati dal "Proponente" con la Regione, la Provincia ed i Comuni, relativamente all'opera in questione.

15)   In nessuna parte del documento SIA è evidenziata la larghezza della fascia di servitù da istituire nell'ipotesi di costruzione dell'elettrodotto, eppure trattasi di un'informazione di non secondaria importanza.

Nel § 5.2.2.6 del SIA sono indicate le superfici suddivise per categoria d'uso del suolo, interessate dal passaggio dell'infrastruttura. Un calcolo sommario, ma basato sui dati ricavati dal SIA, consente di ipotizzare una fascia media di circa 3,5 m di larghezza! Dimensione certamente non reale per l'opera in questione.

16)  Manca una valutazione, seppur di massima, dell'incidenza sulle aree boschive. Non c'è alcun riscontro nel documento SIA della fascia di rispetto da mantenere tagliata, nel caso l'elettrodotto transiti su formazioni boschive. Formazioni che, tenuto conto delle caratteristiche tecniche riportate nel progetto non potrebbero superare le altezza di 7,18 m e 13,18 m, considerando, rispettivamente, un franco minimo di 9 m e  medio di 15 m come previsto dal §3.2.3 del SIA. Un semplice sopralluogo, o la consultazione degli strumenti di pianificazione forestale vigenti, avrebbe permesso di "scoprire" che l'altezza delle piante arboree lungo il tracciato oscilla tra un minimo di 8-10 m sino ad un massimo di 35-40 m. Pur concordando che non tutta la vegetazione lungo la fascia di servitù dell'elettrodotto sia interessata da continui tagli a raso, per i boschi d'alto fusto, l'utilizzazione anche a "scacchiera" risulta insostenibile economicamente, ecologicamente ed in contraddizione con i consolidati orientamenti della selvicoltura naturalistica adottati dalla Regione Friuli Venezia Giulia e fatti propri dagli strumenti pianificatori forestali dei Comuni. Atti di panificazione, la cui valenza amministrativa e giuridica è sancita dalla legislazione statale e regionale in materia, affatto esclusi dalla considerazione dello specifico SIA.

Di fatto, nella pratica si assisterebbe a scadenzati "passaggi a raso", spesso con l'abbandono del legname abbattuto (situazione costantemente verificabile per altre servitù da elettrodotto) con conseguente aumento del rischio e della gravità degli incendi e possibili gravi ripercussioni dal punto di vista fitosanitario per i boschi contermini (riproduzione incontrollata di agenti patogeni). E' noto, inoltre, che le brusche soluzioni di continuità nella struttura del bosco (es.: strade, impianti a fune, elettrodotti, ecc.) sono corridoi preferenziali per i venti di forte intensità che provocano estesi schianti  lungo il margine della servitù, coinvolgendo spesso l'elettrodotto stesso (è da ricordare il recente caso verificatosi in Svizzera).

Fatte queste semplici considerazioni, pare, a dir poco, "singolare" che nel SIA non si prevedano, tra le interferenze potenziali della linea con le componenti ambientali (§ 3.3.4 del SIA), quelle relative alla vegetazione arborea, né  durante la fase di costruzione, né durante la fase d'esercizio, determinando "sic et simpliciter", un impatto nullo sulla componente vegetale.

17)  In relazione al punto precedente è da rilevare la notevole attenzione per il potenziale impatto verso l'arboricoltura da reddito (cfr. § 5.3.2.2 del SIA) mentre non è fatto alcun cenno e valutazione sul reale impatto che verrebbe a determinarsi sulle formazioni forestali naturali, pregiate e d'alto fusto, interessate dall'infrastruttura (faggete, piceo-faggete, abieti-piceo-faggete, abieti-peccete, ecc.) il cui pregio, universalmente riconosciuto, è in qualche modo descritto anche nel SIA. Occorre rimarcare questa grave omissione, in quanto inficia i risultati complessivi dello studio d’impatto, sulle componenti valutative di estremo interesse: il paesaggio, la stabilità idrogeologica, i costi sociali e ambientali e i mancati redditi.

18)  Lo SIA non considera le interferenze con l'attività selvicolturale, dove le utilizzazioni boschive sono prevalentemente effettuate giovandosi di impianti a fune. Il passaggio della linea ad alta tensione, per ovvi motivi di sicurezza, limiterebbe l'utilizzo delle gru a cavo con conseguente difficoltà gestionale dei boschi e danno economico per le Comunità locali che vedono l'elettrodotto attraversare formazioni forestali di pregio la cui cura ha richiesto e richiede notevoli investimenti pubblici per il miglioramento e la gestione; ultimi in ordine di tempo gli investimenti supportati dal PSR regionale in favore del sostegno alle imprese di utilizzazione boschiva e ai proprietari forestali.

19)  Nello SIA, manca totalmente la valutazione costi benefici  richiesta dalla legge. Gli aspetti socio-economici, cui si può ricondurre detta valutazione, sono dichiaratamente trascurati dallo studio, in quanto gli effetti sono stati così laconicamente giudicati “Scarsi, sebbene positivi, sono gli impatti sulla componente socioeconomica”. Occorre ricordare come la componente sociale delle zone montane interessate sia sempre più debolmente correlata all’economia  basata sull’uso delle risorse primarie locali, quali il taglio dei boschi per ricavarne legname da lavoro e da brucio e l’uso dei prati e pascoli ai fini dell’allevamento. Eppure tali fonti di reddito, seppure marginali rispetto al sostentamento derivante da altri settori, rivestono ancora un apodittico ruolo sociale e ambientale: prevenzione del pericolo causato dai dissesti idro-geologici, cura e mantenimento di un paesaggio gradevole, varietà di ambienti naturali e seminaturali, con ricaduta diretta su un settore non trascurabile dell’economia locale quale è il turismo. La Regione, lo Stato e l’Unione Europea sono fortemente impegnate nella salvaguardia di queste attività, tanto da sostenerle finanziariamente attraverso dedicati fondi strutturali (PSR, ITERREG, ecc.)

Pertanto, oltre alla valutazione dei costi benefici aziendali, è fondamentale l’analisi dei costi e dei mancati redditi derivanti dall’installazione dell’elettrodotto.

1.      I costi economici spettanti al proponente:

a)      la manutenzione dell’impianto, compreso il taglio della vegetazione arborea, priva di valore commerciale dati gli esigui assortimenti ricavabili, sottostante la linea.

b)      le indennità annue da versare ai proprietari dei fondi oggetto di servitù da elettrodotto;

c)      lo smantellamento ed ripristini ambientali connessi alla fine della vita tecnico-economica dell'impianto.

2.      I costi venali, sociali e ambientali a carico della comunità:

a)      la manutenzione e la sistemazione del territorio causati dalla manomissione e dal denudamento di terreni ripidi e soggetti a franamenti;

b)      il mancato reddito provocato dall’eliminazione del bosco d’alto fusto produttivo che non può svilupparsi sotto la linea elettrica;

c)      il calo dell’indotto causato da una minore frequentazione di zone altamente vocate al turismo naturalistico a causa dell’inevitabile peggioramento ambientale e paesaggistico di Val Aupa, Val Pontebbana, Passo del Cason di Lanza e Val Dolce;

d)      l’annichilimento di due importanti agriturismi o malghe che attualmente danno lavoro a una dozzina di persone, con un indotto stimato in un centinaio di occupati, permettono il mantenimento e la cura dei pascoli di montagna secondo metodi tradizionali di alto valore storico - documentale,  essenziali alla conservazione di variabilità di habitat, essendo collocate, non a caso, all’interno del SIC “Creta di Aip e Sella di Lanza”;

e)      perdita delle possibilità di accedere ai finanziamenti indirizzati al mantenimento di attività sostenibili e strategiche per l’economia montana;

f)        perdite causate dalla mancata realizzazione di piani e programmi di sviluppo, finanziati da vari provvedimenti legislativi, previsti e prevedibili e nelle aree di reperimento e nei SIC e ZPS.

I benefici quali sono?...

20)  Scarsa considerazione nello SIA riguardo alla presenza, oltre che di SIC e zone a vari livelli di tutela, dell'Important Birds Area (IBA) n° 43, delle Alpi Carniche, in via di attuazione come Zona di Protezione Speciale (ZPS) della direttiva Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (79/409/CEE). Territorio che ospita le arene di canto e riproduzione del gallo forcello (Terao terix) fra le più importanti dell'intero arco alpino, oggetto di numerosi studi e ricerche scientifiche. Per inciso: la proposta di elettrodotto attraversa l’arena di canto e di accoppiamento del gallo forcello della Val Dolce, quella che, con presenza accertata di 8-16 maschi, è una delle più notevoli e conosciute dell’intero arco alpino! E ancora: la Sella di Val Dolce è un importante valico per la fauna migratrice, tanto che la legge regionale sulla tutela della fauna prevede restrizioni cinegetiche specifiche. L'intera area è corridoio preferenziale per la ricolonizzazione alpina di specie ritenute "emergenze faunistiche", quali l'orso (Ursus arctos) e la lince (Linx linx). La val Aupa e la val Pontebbana, inserite nelle Aree di reperimento previste dalla L.R. 42/96, in cui sono vigenti le norme di salvaguardia e tutela ambientale, custodiscono arene di canto e siti riproduttivi di gallo cedrone (Tetrao urogallus) fra i più ricchi e meglio conservati della Catena carnica. La costruzione dell'elettrodotto procurerebbe, a specie con volo pesante, quali sono i tetraonidi, notevoli perdite nella consistenza della popolazione. Inoltre, in aree sensibili, risulta inaccettabile la frammentazione del territorio conseguente alla costruzione della linea e delle relative infrastrutture.

21)  I pSIC dell’intera regione biogeografica alpina sono già stati ratificati dalla Commissione europea e ora si apprestano a diventare Zone speciali di conservazione, cui spettano i finanziamenti per l’attuazione dei piani di gestione ai sensi dell’art. 3 del D.Lgs. 357/1997 e successive modifiche.

22)  Nella valutazione d’incidenza dei SIC e ZPS nessuna considerazione è fatta a riguardo della conservazione dei tre habitat prioritari, sebbene siano contenuti negli elenchi dello studio e nonostante la previsione di un’imponente rete viaria per la realizzazione dei piloni da Passo di Val Dolce alla Casera del Passo del Cason di Lanza, da convertirsi in piste forestali tagliafuoco (sigh) una volta realizzata l'opera.

23)  La Direttiva Habitat, che stabilisce importanti principi per la gestione dei SIC e l’equilibrio tra esigenze di conservazione e esigenze economiche locali, come recepita dal D.Lgs. 357/1997, all’art. 6 prevede che, nel caso di presenza di habitat prioritari e qualora sia stata valutata l’incidenza negativa sul SIC, l’opera può essere realizzata solo con riferimento a  esigenze connesse con la salute dell’uomo e la sicurezza pubblica; ipotesi da escludersi per l'elettrodotto in questione. L’impianto presenta incidenza fortemente negativa non solo sugli ambienti naturali, d’importanza sia comunitaria sia prioritaria, ma pregiudica anche pesantemente qualsiasi ipotesi di sviluppo, in armonia con le esigenze di conservazione, che andrebbero a beneficio delle popolazioni alpine locali in primis e della variabilità degli ambienti in secondo louogo.

24)  Lo studio infine neppure cita la legge regionale volta alla tutela delle opere e dei residuati risalenti alla Grande Guerra, sebbene tutta l’area sia cosparsa di trinceramenti e postazioni appartenenti a entrambi gli eserciti che allora si fronteggiarono.

 

     Alle considerazioni sopra esposte si aggiungono alcune argomentazioni e riflessioni:

a livello di pianificazione territoriale delle infrastrutture non è possibile accettare come unici criteri guida quelli proposti dalla ditta Fantoni SpA, riguardanti la scelta del tracciato ispirati esclusivamente alla "...massima garanzia possibile di esercizio continuativo. - la massima economia nella costruzione" (in: "Relazione di Progetto" mar. 2003). Naturalmente nella stretta logica di mercato di un'azienda questi possono essere principi condivisibili ma solamente sino a quando non interferiscano con interessi pubblici diffusi e di incommensurabile valore. Peraltro, la "convenienza" di certi investimenti infrastrutturali è spesso tale perché non viene considerato il valore economico totale delle risorse ambientali coinvolte ma qualsiasi analisi si limita a pesare solo i valori d'uso diretto, trascurando tutti quelli non direttamente "monetizzabili". E' ormai accettato universalmente che quando si tratta di beni ambientali, le utilità di maggior valore sono spesso quelle non surrogabili e sostituibili. Sarebbe ancora conveniente per un'azienda la realizzazione di un'infrastruttura se venissero contabilizzate nel suo bilancio anche le "esternalità ambientali"? In altre parole, la domanda è: su chi ricadranno i danni, i mancati redditi, l’annichilimento dei piani di sviluppo, la perdita di finanziamenti e le "spese ambientali" che interessano risorse non rimpiazzabili come il territorio, il paesaggio, i servizi multipli elargiti dal bosco, dai pascoli, ecc., omessi da un bilancio aziendale?

Eppure il dettato costituzionale, rafforzato da copiosa giurisprudenza, è chiaro al riguardo della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico; nessuno, infatti, si sognerebbe di attraversare con un elettrodotto aereo le adiacenze del castello di  Miramare o il colle del Castello di Udine. Nella stessa considerazione devono essere tenute anche le "opere d'arte" naturali, tanto più se fungono da sfondo e da sostegno alle attività antropiche che ne preservino  caratteri di elevata diversità biologica, già riconosciute come tali dalla legislazione comunitaria, nazionale e regionale.

E' contraddittorio apprezzare il paesaggio, da un lato, elencandone gli innumerevoli pregi naturalistici ed ambientali e, dall'altro, ritenere e far risultare scarse le interferenze ambientali di una infrastruttura, fra le più impattanti che il territorio stesso possa sopportare.

 

Le osservazioni sopra esposte, non esauriscono l'esame critico dello SIA, d'altra parte non è compito della presente relazione suggerire emendamenti. Gli esempi riportati, scelti fra quelli che possono emergere anche dalla sola lettura sbrigativa del documento di SIA, sono sufficienti a dimostrare le carenze, le incongruenze, gli squilibri d'analisi quali-quantitative e l'ampio margine di soggettività nell'elaborato d'analisi.

Considerato che "l'impatto ambientale è valutato in rapporto agli effetti sull'uomo, la fauna, la vegetazione, il suolo, l'acqua , l'aria, il clima, il paesaggio, i beni materiali, il patrimonio storico-culturale, l'ambiente socio-economico e le loro interazioni reciproche ..." (art.2, L.R. 43/1990).

Visto che lo Studio d'Impatto Ambientale, presentato in relazione al progetto di costruzione dell'elettrodotto, presenta gravi carenze rispetto ai disposti dell'art. 11 della L.R. 43/1990, con particolare riferimento al comma 2, lettera c) p.to 4), lett.d), lettere e), f), g), h).

In definitiva, considerati gli esempi ed i rilievi negativi esposti brevemente nella presente relazione, lo SIA proposto non consente un esame tecnico improntato a criteri oggettivi di scientificità e non permette di esprimere un giudizio sulla compatibilità dell'elettrodotto in modo consapevole ed informato.

 

     Tenuto conto delle argomentazioni sopra esposte, delle palesi difformità del progetto rispetto agli obiettivi generali di pianificazione territoriale, ambientale ed energetica, nonché agli indirizzi richiamati dalla LR 30/2002,

 

SI CHIEDE LA FERMA E DEFINITIVA ESPRESSIONE DI PARERE NEGATIVO RIGUARDO AL PROGETTO DELL'ELETTRODOTTO.

proposto dalla ditta Fantoni SpA  e l'attivazione di procedimenti necessari a salvaguardare le "ULTIME VALLI ALPINE" libere da elettrodotti.

 

Moggio Udinese 24, maggio 2004.                                                Per il Comitato

 


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